Numero 5 – Dicembre 2007

Ma quando é veramente Natale?

di Bruno Martino
Ogni giorno è Natale, se in noi germina l’Amore. Ogni giorno per noi può essere il tempo dell’amore. Togliendo in noi l’amore, rimane solo la paura. L’amore con il quale Gesù è venuto a lavare i nostri piedi, è la vera Luce per illuminare ogni Natale.
Natale è l’arma che abbatte le palizzate del nostro egocentrismo e tutte le barriere che costruiamo pur salvare qualcosa. Natale è decidere, nelle piccole e grandi cose di ogni giorno, di costruire quel mondo di pace e di giustizia che Gesù stesso è venuto ad edificare più di duemila anni fa.
Natale è ciò che strappa le false assicurazioni sulla vita fatte di certificati di credito e ci porta il gusto di condividere e con-gioire con gli ultimi, con le persone più fragili e deboli della nostra comunità, che ci fa diventare un tutt’uno con la loro sofferenza, quello che ci fa agire in nome della gloria di Dio e non della vanità personale.
Natale è ciò che può nascere in noi in ogni attimo della nostra vita e che porta in noi il puzzo dei mendicanti e degli zingari che chiedono l’elemosina fuori delle chiese e che noi portiamo sottobraccio tra i banchi ad ascoltare la Parola di Dio e a pregare il Signore insieme a noi. Natale è il senso del nostro servizio alla comunità in nome del Cristo che nasce per iniziare a morire crocifisso al cuore di ognuno di noi, trasformandoci in Angeli perché impariamo a chiamare i poveri per nome.
Natale è il profumo della pipì del vecchio che noi ci apprestiamo a pulire, accudendolo premurosamente; è la bava di mia nonna di novanta anni che cola sul mio braccio mentre con dolcezza la imbocco con la minestra della cena, sussurrandole le sue parole di una volta. Natale è la Luce che ci fa capire che ogni anziano padre è nostro padre, che ogni anziana madre è nostra madre, che ogni bambino è nostro figlio, che ogni madre è madre del mondo.
Natale è ciò che ci induce a purificare, a consacrare il nostro respiro nel cortile del carcere durante l’ora d’aria insieme ai reclusi.
Natale è il sentimento che ci fa scorgere le tracce della trascendenza di Dio negli occhi di ogni fratello che incontriamo in ospedale o in quelli di colui che bussa alla nostra porta e noi lo facciamo entrare senza accorgerci del suo stato sociale, senza considerare un ostacolo il suo credo religioso o politico, il suo colore della pelle. La grotta di Betlemme è la strada che percorriamo ogni giorno dove possiamo inginocchiarci ad adorare il Bambino appena nato, sbocciato nel cuore delle necessità di ognuno che si avvicina a noi e che ci induce a rinunciare a tutto per abbracciare la sua sofferenza. La piazza, la nostra famiglia, il nostro ufficio, i vicoli, le panchine, le sedie dei bar, la parrocchia, gli uffici pubblici, sono la greppia dove può nascere il Dio dell’amore ogni volta che si aiuta qualcuno a sorridere, a risolvere una pratica, ad agire nella legalità, dando il volto della solidarietà all’incontro di ogni persona che si avvicina a noi.
E’ Natale quando ci ritroviamo a tavola in famiglia ed accanto a noi siedono le persone che dormono di notte tra i cartoni e le macerie delle periferie, dei quali non riusciamo a pronunziare nemmeno il nome perché vengono da tanto lontano. E’ Natale quando sappiamo ascoltare il pianto dei giovani, che di notte gridano nella loro solitudine con le siringhe infisse come lance nelle vene, e sappiamo trasformare quel lamento in preghiera.
E’ Natale quando siamo affamati e cerchiamo qualcuno da sfamare, quando siamo nella tormenta e cerchiamo qualcuno da scaldare, quando siamo nel bisogno e cerchiamo qualcuno da aiutare, quando siamo pieni di paura e cerchiamo qualcuno da incoraggiare.
E’ Natale quando, come fossi un fiore, dono a tutti il profumo che Lui mi ha donato. E’ Natale quando vorrei amore e cerco qualcuno, nel Suo nome, da amare.
Bassano del Grappa, Dicembre 2007
Diacono Bruno Martino
Pontigiano DOC

Bar Italia (Ode all’ozio)

di Marco Parravano
Quann’ arriva’ je pranz’ d’i sabb’t
tie’ ra chied’ scusa alla panza i agl’ feg’t.
O n’ suonn’ o n’ caffè te può chiappa’
machena o motorin’, ma tie’ dda azzecca’.
“Massim’ … ‘n caffè, pe’ favor”…”,
i bieje cuntient t’assiett for’.
“Robe’, famm’ ‘na spina…che fa call”,
i vula via la fatià d’ancima alle spall’.
Chigl’, second’ me, n’n so’ du’ barist’,
so’ propria du’ professionist’.
Dann’ a beve robba bona aje arpenat’,
oppur’ a chi a’ iecc’ c’è sul’ passat’.
A Segrafred’ ‘ncuntr’ tutt’je cumpar’,
stann’ loche fino a quann’ je par’.
Une t’ chied’: “Ch’ t’ stiè a chiappa’…?”
“Grazie, so fatt’, n’n t’ prioccupa’”.
N’ sacch’ de vote una è la question’,
sicur’ stann’ a parla’ de Gonfalon’.
Apuò quann’ ce stann’ le prov’,
e chi se po’ regg’, pe’ Giov’!
Accucì s’ ‘nfoca la discussione,
quace quace me par’ n’ favone.
Ecc’ la birra ‘ncumensa a spilla’,
tutt’ quante s’ ferm’n de cunta’.
Mo’ però le quatt s’ stann’ a fa’,
mica la jurnata vuless’ jetta’.
Vabbuò, tieng’ n’affar’ pe’ l’ man’,
tant’ i caffè me serve pur’ add’man.

Giovanni “Senza Paura”

di Massimo Mastroianni
Era il giugno del 1999. Allora il Ponte non competeva per i primi posti ed era difficile trovare ragazzi disposti ad affrontare l’avventura del Gonfalone insieme a noi. Questa cosa ci dispiaceva non poco e ciò che più ci irritava era la difficoltà nel trasmettere ai concorrenti la nostra determinazione e la voglia di riportare il Ponte ai vertici delle classifiche. Fu così che Stefano Capuano, Fabio Lauro ed io decidemmo di prendere un pezzo forte alla carriola, avevamo bisogno di elementi in grado di dare credibilità al quartiere ed entusiasmo alla squadra. Quello che mancava era il nome, era un’idea valida da perseguire. All’improvviso venne fuori il nome di Giovanni Gabriele, ottima carriola che aveva vinto qualche anno prima con il Vallone ed al tempo inattivo. Ci facemmo coraggio e armati di entusiasmo (e cartina) riuscimmo a rintracciare la sua abitazione. A dire il vero la prima volta ci accolse con un po’ di sufficienza e scetticismo. Tant’è vero che nonostante in quei giorni tentassimo l’assalto più volte, non riuscimmo a fornirgli motivazioni tali da convincerlo a gareggiare con noi. Ci lasciammo con un’amara stretta di mano e la consapevolezza di un sogno svanito. Arrivò il giorno del Gonfalone ed in quella gara ci piazzammo all’ultimo posto. Fu così che già dal giorno dopo iniziammo a lavorare per la ricostruzione del Ponte e poco dopo ricontattammo Giovanni che volle prendersi un po’ di tempo per “pensare”. Passarono alcuni mesi e fu alla fine dell’inverno che nello storico bar di Pastarella ci disse di si e suggellammo il suo passaggio ufficiale al Ponte. Non ci sembrava vero e quando andò via brindammo più volte, tradendo quella falsa sicurezza che avevamo mostrato a lui per rassicurarlo sulla scelta compiuta.
Arrivò il mese di luglio. Ricordo che tra noi serpeggiava un po’ di preoccupazione perché la prima volta che vedemmo Giovanni allenarsi fu mentre arrancava come un bue sudato sulla salita di Civitavecchia. Era improbabile che una tale mole potesse competere con i carriolisti del tempo, allenati e spavaldi, soprattutto spavaldi. Passarono i giorni e iniziarono a diffondersi notizie sui suoi metodi d’allenamento. Si diceva che si allenasse per ore ed ore, con metodi artigianali per non dire rudimentali, con al fianco soltanto il povero e fedele cugino Marco e con la serietà e la tenacia che solo il suo carattere indomito può conoscere.
Certo è che, nonostante le rassicurazioni di chi ne conosceva le qualità atletiche, aspettavamo con una certa ansia la sua prima prova sul percorso. Era un pomeriggio d’agosto, caldo ed umido. Giovanni si presentò alla partenza con il suo fare temerario. Prese la carriola senza troppi preamboli e partì con la sua tipica cadenza ciondolante, testa fra le spalle, occhiali appannati e braccia a tutta potenza. Di quella prova strabiliante non ricordo il tempo (che peraltro fu truccato abilmente dallo stratega Palazzo) ma ricordo perfettamente che per disorientare gli avversari assiepati a Segafredo, cominciò a zigzagare sul percorso lambendo quasi quasi il marciapiede all’altezza di Coccola. Si, proprio lì dove di solito le braccia si spezzano e le gambe cedono di schianto. Fu un’emozione incredibile, quella che ci regalò Giovanni “senza paura”. Quello fu però soltanto l’aperitivo perché la soddisfazione più grande doveva ancora regalarcela. Fu così che la domenica del Gonfalone giunse concentratissimo sulla linea della partenza. Aveva ritrovato lo smalto degli anni migliori, era convinto ed aveva alcune rivincite da prendersi. Pronti via. Parte rimanendo un po’ nelle retrovie, controlla gli avversari ed all’altezza della pizzeria se ne va con gli altri dietro a rincorrerlo disperatamente. E’ tutto inutile per loro, Giovanni è imprendibile, imprendibile ed all’arrivo riesce anche ad guidare la sua carriola con una sola mano. E’ un tripudio. Era dal 1995 che non vincevamo una gara e lui ci fece ritrovare l’orgoglio di essere del Ponte. Di quegli attimi ricordo soltanto che Fabrizio ripeteva Ponte, Ponte, Ponte primo ed io che, saltando a gambe levate, riuscii a prendermi i crampi contemporaneamente a tutti e due i polpacci.
Tutta la Zona Togo festeggiò quella vittoria come la fine di un periodo anonimo e le ruote che Giovanni faceva davanti al tifo furono il simbolo di una rinnovata vitalità e forza.
L’anno seguente Giovanni svolse la preparazione seguendo gli stessi ritmi di allenamento del 2000 ma ormai eravamo sicuri che non avrebbe fallito. Le prove furono meno pirotecniche dell’anno precedente ma ugualmente avvincenti. La gara, invece, fu al cardiopalmo. Quella domenica ci fu un grosso incendio che bloccò la manifestazione per alcune ore. Giovanni fu molto innervosito da questo fatto tanto che minacciava di non correre la gara. Ci volle molta buona volontà per tranquillizzarlo perchè era letteralmente imbufalito. Era talmente fuori di se che al via dato dal giudice rimase per qualche istante fermo sulla linea mentre gli altri già guadagnavano terreno. Era ultimo e non di poco. In testa il bravissimo Fabio sembrava irraggiungibile ed a noi che credevamo nelle rimonte di Giovanni, questa volta la situazione sembrava disperata. Lo speaker Fabrizio ripeteva Arco, Arco e la gara sembrava ormai persa, quando con uno scatto di reni finale, Giovanni riuscì a bruciare il forte avversario proprio all’ultimo giro di ruota. Ancora una volta Ponte primo, Ponte primo. Il tripudio. La conferma di un grande atleta, un’atleta senza paura.
Da quel giorno non volle saperne più di imbracciare la carriola, ma il suo nome resterà per sempre nel cuore di tutti i Pontigiani, il nome di un ragazzo che ha saputo ridare orgoglio e vittorie al nostro amato quartiere. Con lui il Ponte è tornato ad essere “Senza Paura”.

Questa volta parliamo di: Angela De Cesare

Anche in questo numero di Tuttoponte vogliamo ricordare qualcuno che attivamente ha partecipato, o partecipa ancora, alla vita del nostro quartiere. Questa volta siamo lieti di presentare e ringraziare la mitica Angela De Cesare. Ricordate i drappi del Gonfalone rossi e bianchi che campeggiano nelle foto dei primi anni della manifestazione? Quelli portati da gruppetti di bambini che oggi sono uomini e donne, magari tifosi della prima linea? Beh, Angela è l’artefice di quei pezzi di storia, di cui qualcuno dovrebbe essere anche nostro…
Angela ha inoltre sempre preso parte alle attività del quartiere Ponte contribuendo a costruirne quell’anima di cui ancora oggi andiamo fieri. Angela è sempre pronta ad incitarci, a sostenerci in ogni modo ed in ogni momento. Incontrarla per la Via Vecchia è sempre come incontrare un pezzo della storia del nostro quartiere ed il suo sorriso e la sua disponibilità ci ricordano che il Gonfalone non è solo agonismo esasperato e rivalità accesa, è anche e soprattutto amicizia e senso di appartenenza.
Ma non finisce qui: Angela ha giustamente fatto proseliti dal momento che suo figlio ed i suoi nipoti, sebbene residenti all’estero, conservano sempre il Ponte nel cuore e fieri vestono le nostre maglie giallorosse che immancabilmente la cara nonna gli regala.
Ad Angela va tutta la nostra ammirazione e gratitudine. Anche grazie a lei, il Ponte è oggi una realtà concreta e in crescita. Ciao Angela e …… sii sempre fiera di essere del Ponte!

Il mio balletto del Ponte

di Giulia Cocco
Il mio balletto del ponte… 3 anni ormai!!! A inizio agosto ogni anno si comincia…
1° fase: riprendere in mano gli adorati fazzoletti gialli e rossi
2° fase: ripassare la tecnica delle schicchere
3° fase: cercare i vari punti strategici dove nascondersi da quelle di Parisi
4° fase: rincominciare a fare i conti con Valentina e Marco… e qui arriva il bello!!! Eh sì… perché poi il sabato del gonfalone facciamo sempre bella figura, anche se siamo eternamente incompresi dalla giuria, ma molto lo dobbiamo alle loro urla… In che condizioni arriveremmo infatti a quel fatidico giorno senza le coreografie da prima della Scala di Vale, poi puntualmente modificate, e i: “Raga, svegliatevi… il gonfalone è arrivato!” di Marco…? Probabilmente non avremmo pronte neanche le coppie.
Perciò grazie a loro due, perché nonostante le litigate il balletto è bello proprio così, e a tutti i mitici ballerini (“o aspiranti tali”) del ponte per le emozioni che da 3 anni mi date…L’appuntamento è a inizio agosto per divertirci ancora insieme!!! Sempre fiera di essere del Ponte!!!

Aspettando un SMS…

di Francesco Salvo
Le emozioni e le sensazioni che si provano guardando un percorso, una gara o anche gli atleti che gareggiano non sono un qualcosa che si può spartire con chiunque, sono un fatto intimo, privato, personale……
Quest’anno il mio incarico di responsabile della sede del Quartiere Ponte mi ha tenuto “lontano” dal contatto diretto con tutto il mondo che ruota attorno al Gonfalone. Colori, sano antagonismo, tifoseria agguerrita.
Questo mi ha dato la possibilità di scoprire che non esiste solo un modo soltanto, il modo tradizionale, di vivere e partecipare alle gioie e alle sofferenze di quel giorno.
Se non puoi vedere qualcosa con i tuoi occhi lo puoi almeno fare attraverso quelli di un’altra persona… di cuoi ti fidi molto.
Perciò proverò a raccontarvi qual’e’ stato quel modo tutto mio di vivere l’ultimo Gonfalone…Ho vissuto quel giorno così atteso e particolare da un’altra prospettiva, mi sono emozionato e gioito pur da solo ed in silenzio grazie ad una mia grandissima amica, la quale mi ha tenuto costantemente aggiornato di ciò che succedeva poco distante da me.
Senza cadere in un gioco di parole posso tranquillamente dire di avere visto (pur non avendolo visto in realtà!) attraverso il filtro dei suoi occhi! Dalla mia postazione, infatti, riuscivo solo a sentire la voce che, in lontananza, dava l’avvio alle gare.
Da quel momento in poi l’unica cosa che potevo fare era starmene lì ed aspettare il suo SMS fissando il cellulare che, ad ogni suono, richiamava la mia attenzione facendomi saltare il cuore in gola.
Si parte con la gara della corsa dell’asino….MORO ed AMEDEO sono ancora una volta all’altezza delle nostre aspettative non deludendo le nostre speranze…Bene! Il Ponte è in testa seguito da Vallone ed Arco..
Giusto il tempo necessario per far calare il nervosismo e si riparte con la gara della Carriola…il mio cellulare si illumina e leggo la classifica: Primo Arco, secondo Ponte, Terzo Colle…Perfetto!
Ed ecco la gara della cannata, la più palpitante ed incerta fin sulla linea del traguardo.
Sento la voce che grida…Le ragazze sono partite!… e, subito, dopo più niente… i minuti della gara mi sembrano un’infinità! Mi arriva un primo sms che , però, non è un buon presagio. A metà percorso Claudia è solo quinta….Ok mi metto l’anima in pace e penso alla prossima gara che sarà la corsa con il sacco.
All’improvviso, proprio quando non ci speravo, un altro sms: Ponte secondo nella cannata! Quasi non ci credo, penso ad uno scherzo, ma poco dopo vengo a sapere della “sfortunata” caduta delle ragazze dell’Arco, Colle e Vallone.
Il sogno della seconda Vittoria consecutiva sembra materializzarsi gara dopo gara, sms dopo sms!
Arriva l’ora del sacco: come al solito, sento in lontananza…Partiti i Sacchi…. mi metto li ad aspettare il fatidico sms…la luce si accende ma stavolta non ho quasi il coraggio di leggerlo….mi faccio coraggio e leggo che il nostro Tiziano è terzo, e tiro un gran sospiro di sollievo!
Ci siamo…è il momento dell’ultima gara sul percorso: La Staffetta…
Lascio a voi immaginare l’esplosione di gioia quando leggo sul cellulare che siamo arrivati per primi davanti alla fortissima staffetta dell’Arco.. Mamma mia che soddisfazione!
Lascio di corsa la sede e mi dirigo verso Piazza Municipio con il tasso di adrenalina ormai alle stelle….Ormai siamo matematicamente primi ma devo ancora soffrire per il tiro alla fune del quale sono il coordinatore….Intanto il tifo cresce, la Piazza si colora di Rosso e di Giallo e si riempie di voci in segno di festa….Questa volta non è un sms , ma sono i miei occhi, che mi fanno vedere un ottimo secondo posto del tiro alla fune (che ragazzi meravigliosi)
A questo punto realizzo ciò che sta succedendo: ce l’abbiamo fatta un’altra volta!!! La gioia prende il sopravvento…. Ruberò più spesso quegli occhi…quegli occhi che mi hanno portato fortuna….

Morto un Pontefice…

di Massimo Mastroianni
Chi pensa di essere insostituibile e fondamentale per il Quartiere Ponte, non ha capito nulla. Non che io abbia capito molto del Gonfalone ma in questo caso credo di essere stato abbastanza illuminato nella scelta fatta. Non c’erano motivi particolari perché non mi ricandidassi alla presidenza del Ponte ma c’era un quartiere che aveva bisogno di una nuova spinta, di nuove idee, di nuove strategie per il futuro. Ho sempre pensato che la cosa più giusta è che si tiri la volata un po’ per uno e chi non ha più energia deve farsi da parte, magari per riproporsi appena le forze gli siano tornate vive. Non c’è bisogno di insistere nel mantenere un ruolo o una carica se magari c’è qualcuno più pronto e motivato, a patto però che dia tutto se stesso per i colori giallorossi. Fortunatamente noi del Ponte abbiamo trovato un Presidente tosto e determinato, un Presidente che non ha avuto paura di raccogliere una sfida che certamente non lo favorisce. Subentrare dopo una vittoria significa avere tutto da perdere e poco da guadagnare. Lui lo sa ma non gliene frega nulla perché ha come unico obiettivo quello di veder vincere il Ponte, non di salire sul palco a ritirare il premio o fare sermoni d’occasione. Sia chiaro, sarò al suo fianco come lui lo è stato con me e non farò nulla di meno di quanto non abbia fatto finora. Sono sicurissimo che tutti gli altri contradaioli faranno altrettanto e di più. Viva il Ponte, viva Cristiano!

Un anno positivo

di Stefano Capuano
Ormai questo 2007 volge al termine, ed allora come ogni anno viene il momento di tracciare un bilancio. Quello del 2007 è sicuramente molto positivo, forse ancor di più del precedente. Certo il 2006 si ricorda con molto piacere, con grande emozione, perchè ci ha rivisti “Signori del Palio” dopo tanto di quel tempo, regalando una gioia sconosciuta a chi non aveva mai avuto la possibilità di vivere una vittoria e rinnovando sensazioni quasi dimenticate a chi aveva vissuto le vittorie precedenti. Ma ripetersi ancora una volta ha un gusto ancora più intenso. Se il nostro Settimo Gonfalone è stato la liberazione di tutti i sentimenti compressi a fatica in ognuno di noi, l’Ottavo è stato come il divenire comsapevoli che siamo tornati il Ponte, ovvero l’avversario che tutti temono e rispettano, che lotta sino alla fine senza cedere di un passo e che non si lascia intimorire dalle avversità di sorta, ma che viaggia spedito verso il propio obiettivo per fare tutto il possibile per conseguirlo, senza calcoli sterili e previsioni campate in aria.
Molti guardano al modo in cui si è giunti alla vittoria 2007 assegnando un ruolo preminente alla “componente fortuna”, non so se questa sia un’analisi corretta o meno, quello che mi sento di dire è che il Ponte era la squadra da battere (essendo campione in carica) ed è riuscito a recitare questo ruolo nel migliore dei modi riconfermandosi con gli stessi identici piazzamenti dell’anno precedente (2 primi posti, 3 secondi ed 1 terzo).
Ora il 2008 è alle porte, bisogna lavorare ancora più intensamente, bisogna triplicare l’impegno di ognuno di noi, bisogna dare tutto quello che si può per il Ponte, affinchè ancora una volta si possa giungere nel momento decisivo senza alcun rimpianto, consapevoli di aver messo in campo tutto quello che si poteva. Poi il risultato, qualunque sia, sarà la conseguenza di tuttò ciò… Propio come è successo quest’anno…

L’editoriale del Presidente

di Cristiano Sciucca
Un caloroso saluto a tutti i contradaioli ed agli appassionati di Gonfalone. Questo è il primo articolo che scrivo per il nostro periodico nella nuova veste di Presidente e la cosa, ovviamente, mi inorgoglisce e responsabilizza allo stesso modo. C’è quel pizzico di tensione dovuta al fatto di essere sotto i riflettori e soprattutto la consapevolezza di dover rappresentare l’intero Popolo Giallo – Rosso. Cercherò di farlo al meglio delle mie possibilità, nel rispetto delle Nostre tradizioni e con lo sguardo rivolto ai giovani che rappresentano il futuro del Ponte. Prima d’ogni cosa è doveroso un pensiero ed un grande ringraziamento al mitico Massimo Mastroianni, che negli ultimi due anni con la sua opera ha reso possibile l’evoluzione del Quartiere, portandolo ad essere quello che oggi è, cioè uno splendido gruppo, unito e compatto al di là delle semplici vicende agonistiche. GRAZIE MASSIMO!!!
Siamo reduci dalla seconda vittoria consecutiva nel Palio. C’è voluto un piccolo aiuto da parte della dea bendata ma noi eravamo lì, pronti a baciarla sulle labbra, a raccogliere il suo invito. Per il prossimo anno partiamo già da basi solide, da ragazzi e ragazze ormai veterani della manifestazione e non ancora paghi di vittorie. C’è chi ha dato il suo determinante apporto per il trionfo finale ma insegue ancora un sigillo personale nella gara di competenza, c’è chi ha già vinto ma vuole confermare la propria leadership. Si sono analizzati pregi e difetti del passato Gonfalone e sappiamo dove intervenire per poter essere ancora una volta protagonisti. I responsabili delle gare sono già da tempo a lavoro per potenziare la squadra. Qualcosa si è già mosso e qualcuno potrebbe arrivare a breve nell’ottica anche di un rafforzamento che non guarda soltanto al presente ma anche al futuro. Mi preme poi fare un grande in bocca al lupo al contradaiolo Bruno Lauro per il suo nuovo incarico di allenatore del tiro alla fune. Sono certo che con la sua esperienza e la grinta che l’ha sempre contraddistinto potrà far fare il salto di qualità ai “gladiatori giallo – rossi”.
Ma, come si diceva, non guardiamo solo all’aspetto agonistico. Anche quest’anno il calendario delle attività è ricco di appuntamenti. Il Natale si avvicina e l’occasione per riunirci tutti insieme e scambiarci gli auguri si presenterà il giorno 28 nei locali de La Montagnola per la classica cena Natalizia. Piatto forte l’ormai celebre Cruciverbone ed il Mercante in Fiera by Gianluca Gabriele…Er Pera! Seguirà a breve giro la grande festa di Capodanno presso il Ristorante Convivium, da anni un appuntamento fisso dei Natali arpinati.
Con l’anno nuovo ritroveremo altre grandi iniziative come il Carnevale Giallo – Rosso, il Ruskio Day, la Festa Titolare, Ponte Rock ed tante altre novità.
In quest’ottica di aggregazione va il mio invito a tutti voi affinché siate davvero coinvolti a 360° nella vita di Quartiere. Non abbiate paura di proporvi e di proporre nuove iniziative o progetti che tutti insieme potremo realizzare per fare ancora più grande il Ponte. Un esempio positivo al riguardo lo danno Matteo ed i mitici ragazzi della Curva Togo…continuate così! Nonché il contradaiolo Simone Iafrate che ha iniziativa ed entusiasmo da vendere.
Vi lascio facendovi i miei più sinceri auguri di Buon Natale e felice anno nuovo e con il motto che ho adottato e che spero vogliate far vostro:
IL PONTE E’ DI TUTTI…NESSUNO SI SENTA ESCLUSO!!!