Numero 2 – Dicembre 2006

Mitico Rocha

Cari contradaioli, quando si parla di Aldo Iannazzi, si parla di Rocha, una vera colonna del tiro alla fune del Ponte. Purtroppo Aldo non può partecipare al Gonfalone per questioni anagrafiche, ma da anni sostiene la nostra squadra con impegno costante e puntuale.
Sin dalla metà degli anni novanta, in un periodo piuttosto buio del Ponte, Aldo è stato presente a fare il contrappeso e quante volte, senza di lui, non avremmo avuto le persone sufficienti per tirare. D’altronde Aldo è anche molto forte ed avrebbe sicuramente trovato spazio nelle migliori squadre del Gonfalone.
Ma Aldo è anche simpatia, testardaggine, spesso cinico realismo e senza di lui le serate al tiro non sembrano le stesse, come dire, sembrano silenziose. Certo, a volte abbiamo dovuto salvarlo dall’ira dei tiratori che lui affronta sempre a viso scoperto e, vi possiamo assicurare, non l’abbiamo mai visto mollare per un solo istante la presa. Odia perdere, anche per gioco.
La sua determinazione è stata e sarà sempre un importante riferimento, la sua voglia sempre uno stimolo a migliorarsi. E’ per questo che Aldo, quella domenica del Gonfalone era lì, sul palco, a tirare con i suoi compagni, perché è anche grazie a lui che hanno potuto prepararsi ed esprimersi al meglio.
Caro Aldo, questo vuole essere un piccolo tributo che non rende minimamente merito a te per tutto quello che hai fatto per il Ponte, ma che vuole portare a conoscenza di tutti i contradaioli quale figura determinante ed insostituibile sei per noi.
Aldo, vera, grande Rocha del Ponte.

Grazie Sandro!!!

di Massimo Mastroianni
Apparirà un po’ strano, ma su questo giornale voglio fare un ringraziamento speciale a Sandro Germani, fortissimo tiratore del Ponte. Ebbene, Sandro al Ponte ha dovuto sopportare spesso una certa diffidenza ed io mi ritengo primo responsabile di ciò. Sandro più volte è stato lì lì per lasciare il nostro quartiere, ma ha saputo resistere, non ha avuto fretta, si è preparato con grandissimo impegno, non è mancato ad un solo allenamento ed ha dimostrato a tutti noi, me in primis, di che pasta è fatto. Serio, responsabile, determinato, si è conquistato il posto con la forza della volontà. Quel 20 agosto, è salito sul palco ed ha tirato forte, fortissimo, anche contro la sua contrada naturale, dandomi una risposta che non dimenticherò mai. Grazie Sandro, uno di noi.

C’ERA UNA VOLTA TOGO

di Federico Corsetti e Stefano Parisi
L’estate 2006 cominciava con la vittoria degli azzurri e con lo scudetto dei nerazzurri. Molte novità c’erano anche in casa nostra: il nuovo presidente, Mastroianni, insieme al suo staff, aveva messo su una squadra competitiva degna del nome di Togo. Erano tornati tutti, da Milano, da Roma, da L’Aquila, da Panaccio (Parisi), per respirare il clima gonfalonistico tipico dell’estate arpinate. Si avvicinava il mese di luglio, foriero di decisioni rilevanti, mese difficile per gli allenamenti (si sa, tutti vanno in vacanza!!!), ma lo spirito era sempre quello, da qualunque parte di Italia o d’Europa, i vacanzieri pontigiani sognavano il gonfalone. Al mare Corsetti prendeva il sole integrale, al contrario di Parisi che si abbelava sotto la sabbia per non abbronzarsi ulteriormente. Tiziano aveva una decina di fogli su cui, il suo personal trainer, Christian Musi aveva scritto il programma di allenamento da seguire giorno per giorno in vacanza. Nessuno sa che fine abbiano fatto quei fogli… Gli allenamenti li aveva intrapresi anche lo stesso Parisi; era l’unico modo, secondo Salvo, per invogliare i ragazzi più pigri: “Se non vi allenate correrà Parisi!
Iniziava il mese di agosto e casa di Timoteo era diventata un “bordello” ciociaro! Quando quest’ultimo sfoderava una bottiglia di vino, Parisone non si recava da lui con il bicchiere in mano, come di consueto, bensì con l’imbuto in bocca !!!
Stefano Vozza qualche giorno prima di ferragosto aveva messo il cane a dieta visto che avrebbe dovuto sfilare anch’esso. Quelle serate di mezz’agosto diventavano sempre più ansiose in quanto cominciavano le prove dei quartieri sul percorso; tutti i membri delle contrade scendevano giù alla pizzeria per prendere i tempi degli atleti; ma Parisi e Corsetti se ne stavano seduti al “Bar Sport” a cantare, talvolta accompagnati dalla chitarra di Tony Navona, simbolo di Civita Falconara!
Finalmente giungeva il sabato degli angoli caratteristici. L’indomani sarebbe stata una giornata lunga ma ciò non destava alcuna preoccupazione anzi… nonostante si respirasse aria di competizione, la sera di sabato trascorreva euforica, tanto i pronostici avevano previsto un’altra vittoria dell’Arco…. Già sul sito internet del medesimo quartiere si cantava vittoria…….ma per precauzione c’erano sei amari al bar di Cappello pagati dal nostro ex presidente Stefano Capuano… non si sa mai!!! Vi rammentiamo soltanto che li hanno bevuti Ciço e Fracasso!!! Per non farla lunga il concerto degli MBL ci ha fatto da colonna sonora al film che stavamo vivendo. Mentre all’alba Parisi e Corsetti si coricavano, i veri lavoratori erano già all’opera per smontare l’angolo caratteristico! La mattina di domenica era, in tal modo, dedicata all’allestimento della curva! Il direttore dei lavori era Matteo Battista e l’assistente tecnico Paoletto Sangeramano, importante personaggio del Ponte. Grazie alla colletta proposta giorni addietro dal capitan Battista il tifo era al completo. Non mancava niente: c’erano bandiere, fumogeni, acqua, birra, ghiaccio, femmine. Il veterano del tifo, Paolo Iannuccelli, a ritmo di percussioni sul tamburo, dava inizio alle danze. Suspance e Corsetti si contendevano il posto più ambito di direttore d’orchestra, cioè di curva. Ma Suspance aveva quella marcia in più, conquistata con gli anni, che gli permetteva di essere il vero capo-ultrà; anche perché Corsetti era distratto dal formulare qualche frase in inglese per poter dialogare con alcune fanciulle britanniche ingaggiate in curva qualche ora prima! Massimo Bosi e Fabrizio Maurilio non resistevano dalla tentazione e passione di bere; ma erano giustificati dal fatto che c’erano 30° all’ombra! Tre, due, uno, via con la corsa degli asini… Amedeo, come per tradizione sgabbiava per ultimo, ma già sotto casa di “Mario il napoletano” sverniciava il pezzatello dell’Arco. “Fuori uno” asseriva Parisi. La zona Togo si faceva sentire tanto quanto l’alterazione dell’istinto sessuale parisesco. Amedeo combatteva per la prima posizione e Parisi per la prima sbornia. Quando gli asini sono passati di fronte le curve il nostro fantino Moreno ha alzato le mani, Amedeo ha aperto le orecchie e Parisi si è calato le mutande. Al secondo arrivato non è rimasto che difendere la posizione… La curva Togo già era all’allegria più estrema quando il saggio Mimmo Imbriglio sussurrava a Corsetti di non cantar vittoria…! Sappiamo tutti chi ha cantato Vittoria! Tra una gara e l’altra Rovardi, situato sul balcone dell’avvocato Rea, lanciava i cubetti di ghiaccio con il fine di refrigerare gli animi dei contradaioli ed ultras pontigiani. Parisi, invece, li raccoglieva per refrigerare l’organo sessuale stimolato ed incalorito nel palpare la doppietta (seno e fondoschiena) delle fanciulle rossoblu. Via con la seconda gara…la corsa con le carriole! Prima del via Parisi si vantava con le fanciulle del ponte di essere un amante di questo tipo di corsa…chissà perché!!! Dall’altra parte della zona Togo, Corsetti, ignaro delle abitudini lussuriose del collega di stornelli, procedeva ad innalzare cori “ad personam” fin quando è stato fermato tempestivamente dalle forze dell’ordine accusato di portare un carico eccessivo di gelatina, altamente infiammabile, sui suoi capelli. Fortunatamente l’arrivo del diplomatico Sandrino, alias Pastarella, ha calmato le acque!!! I Carabinieri dopo un colloquio verbale con la volpe pontigiana tornavano ai loro posti ammonendo Corsetti!

Non ci sono ringraziamenti se…

di Matteo Battista
Non ci sono ringraziamenti che si rispettino se non si dimentica qualcuno! E’ proprio quello che ho fatto con l’articolo sulla mitica “Zona Togo”… ho dimenticato di ringraziare il “grande” Elio! L’attenuante per la grave dimenticanza può essere soltanto una: ripercorrendo mentalmente tutte le facce che si “adoperavano” con frenesia per organizzare il tifo, ho dimenticato di alzare lo sguardo verso il balcone che da due anni ci ospita. Quel balcone posizionato strategicamente sopra le “capocce” di quei ragazzi con la maglietta verde, di cui non ricordo il nome, che ci ha permesso di mettere quest’anno un semplice striscione per non rischiare ripercussioni fisiche sulla persona di Elio.
Quello stesso balcone che, due anni fa con una improvvisa caduta di coriandoli giallo-rossi, ci ha regalato una piccola rivincita di fronte al torto subito l’anno prima. I più della “Zona Togo” ricorderanno benissimo…
Di nuovo grazie per la tua disponibilità e soprattutto per l’ospitalità di cui approfitterò appieno l’anno prossimo, quando non rifiuterò l’invito a pranzo.

La famiglia del Ponte

di Marco Parravano
Poche settimane fa abbiamo inaugurato la nostra meravigliosa sede, nel cuore del nostro quartiere. Abbiamo ascoltato la voce del nostro presidente, rotta dall’emozione per la nascita della sua Vittoria, della nostra Vittoria. E abbiamo visto i suoi occhi, e quelli della famiglia Iafrate, pieni di commozione per la scomparsa dell’amato contradaiolo Antonio.
Oggi ci troviamo nel limbo invernale, in cui la scorsa edizione del Gonfalone è già un ricordo, mentre la prossima è troppo lontana per influenzare ancora i nostri sonni.
Tuttavia, quest’anno, i nostri “nuovi” spazi sono pervasi da un’eco che è impossibile non sentire. E’ l’energia e la passione che hanno fatto la storia del Ponte. L’energia e la passione del compianto Antonio, che come suo ultimo generoso atto giallorosso, dà nome e solidità alla nostra nuova sede.
Il Ponte è infinitamente grato alla famiglia Iafrate per i locali che gli sono stati concessi, ma al tempo stesso è pieno di orgoglio nell’aver reso immortale il ricordo del nonno, del padre e del marito che, nell’instancabile dedizione ai suoi affetti più cari, ha saputo anche far grande un quartiere come il nostro.
Nel torpore successivo alle forti emozioni estive, nella frenetica quotidianità che ci avvolge, dobbiamo ritrovare la purezza delle nostre passioni, la semplicità degli affetti che ci fanno sentire vivi.
E Antonio sarà sempre per noi un esempio da seguire, così come la sua famiglia che oggi è al nostro fianco, anzi al piano di sopra…

Sede nuova? “Qual’é i probblema?!”

di Cristiano Sciucca
Diceva un tale che la maggior parte della gente è scontenta, perché in pochi sanno che la distanza tra uno e niente è più grande che fra uno e mille! Parafrasando potrebbe anche tradursi: chi s’accontenta gode. Noi al Ponte per un bel po’ di tempo ci siamo “accontentati”, magari col ghigno in faccia e la scatoletta di Malox in tasca, ma questo passava il convento.
E’ poi arrivato il 2006. L’abbiamo accolto un po’ così, con un certo scetticismo di facciata, tanto per non tradire aspettative che visto mai “qualcuno” le capta ci ritroviamo n’altra volta a braccetto con nostra signora sfiga (ok, ok vi vedo che fate riti apotropaici mentre leggete…vi è concesso…oh Mario, così no però!!!). Invece lui, il 2006 dico, non se l’è presa a male, ci ha visti lì allineati e compatti tutti proiettati verso la stessa meta, uniti come mai era accaduto, e ci ha voluto premiare portandoci un regalo…il più bello ed atteso. A questo punto vi starete domandando: ma che centra tutto questo con la sede nuova? Centra. Centra perché quando un gruppo imbocca la strada giusta e lo fa con entusiasmo e coinvolgendo la sua gente le cose cambiano ed iniziano a girare nel modo giusto (basta Mario!!!). Così può accadere che un giorno sei costretto a riconsegnare le chiavi della tua sede perché con le spese proprio non ce la fai (Uuaiù, iés ce ne jamme sott’ com ‘na caramella!!!), e mentre sei lì che rimugini ti arriva sulla spalla la manona di Pastarella foriera di buone novelle: “La famiglia Iafrate ci ha concesso l’utilizzo di suoi locali…abbiamo una nuova sede, bellissima e nel cuore del nostro Quartiere!”. Seguivano grida di giubilo.
Ecco ancora un altro segno. Del resto l’atteggiamento nella vita è tutto, e da quando col buon Mastroianni abbiamo iniziato a vedere il bicchiere mezzo pieno per una porta che si chiude spesso si spalanca un portone.
Avevamo quindi nuovi locali, bisognava ora “solo” rimetterli a posto: una ripulita, una stuccatina, una verniciata. Ed è qui che entra nuovamente in gioco il fattore P, il nuovo motto del Quartiere Ponte: unione e compattezza. Scende in campo la più grande squadra di ristrutturazione locali di tutti i tempi, capitanata dal mitico Capomastro Domenico Imbriglio. Per la prima fase, quella dei lavori di preparazione dei muri alla vernice vengono schierate le due “cucchiare” (definizione volta ad indicare uno dei vari livelli gerarchici della nobile casta dei muratori: ammannibbale, mésa cucchiara, cucchiara, mastro, capomastro) Roberto Rea ed Elio “roccetta” Orsini. I due eseguono in perfetto stile stuccature e rasature mentre la “mésa cucchiara” Pastarella apporta i primi danni scartavetrando la porta e verniciando l’inferriata della vetrata. E’ quindi il momento della verniciatura. Si mette all’opera il “mastro” Massimo “Mammo” Bosi. Innanzi tutto bisogna scegliere il colore avvalendosi della competente consulenza dello stylist Francesco Salvo. Iniziano quindi le prime esperte pennellate per i punti più difficili, poi a rullo. Il sottoscritto ha l’importantissimo incarico di spostare il “trabattello” da un punto ad un altro. Finita la verniciatura fa finalmente la sua apparizione il Capomastro Imbriglio. Parte la doghettatura della sede. Mimmo è un fiume in piena: taglia col seghetto alla velocità della luce, fissa i listelli ed il martello è naturale appendice del suo corpo, jastema, predispone i fori per le prese e nel frattempo elabora il lavoro successivo. Tra una doga e l’altra trova il tempo di stuccare la mattonata realizzata da un operaio inviato dal mitico Claudio Cinelli (non smetteremo mai di ringraziarti!!!). Lo fa nell’arco di due ore, a cui seguono due giorni di immobilizzazione lombare! Il sottoscritto riceve dal Capomastro l’importantissimo compito di pulizia del bagno. Sotto l’effetto di una crisi di Stendhal Mimmo realizza infine il vero capolavoro: un soppalco “contienitutto” nel corridoio, due ripostigli con relativo sportellone, bacheca, mensole per la Hall of Fame ed armadio porta cioce e “grippetti” sormontato da stendardo modello arazzo nella stanza principale! Quando è ad Arpino partecipa all’impresa anche Stefano Capuano, mentre Angioletto Iannazzi esegue lavori di fissaggio di staffe varie e soprattutto del porta bandiera. Di Ettore Vozza e Matteo Battista invece, la decorazione dell’interno del portone di ingresso, cui precedentemente erano state date “solo” sei mani di vernice giallo rossa (decisiva la mano N° 4 by Mario La Pietra). Il sottoscritto riceve l’importantissimo compito di innaffiare le piante e pulire per terra. Insomma con l’apporto di tutte queste maestranze, rischiando il divorzio di Mimmo, con il supporto morale di Mario e con l’impegno propulsivo di tutti si è raggiunto lo splendido risultato che ognuno di noi ha potuto apprezzare la sera dell’inaugurazione della nuova sede “Antonio Iafrate”. A nome del direttivo va il più sentito ringraziamento alla famiglia Iafrate, in particolare alla sig.ra Gina e sua figlia Rosalba, nonché al sig. Marcello ed alla sig.ra Stefanina, per la meravigliosa opportunità concessaci…saremo attenti e riconoscenti ospiti. Infine grazie a te mitico Mimmo per tutto quello che hai dato e continui a dare per il Ponte, sempre il primo a darsi da fare, sempre l’ultimo ad andar via…un esempio per tutti, col sorriso sulle labbra, perché in fondo…”Qual è i probblema?!”.

LA RICETTA DI NATALE

di Alessandra Mastroianni
Cari lettori, cosa sarebbe per noi arpinati un Natale senza Susamelle? Mi vien da dire, quasi quasi, un Gonfalone senza Ponte! E’ impensabile immaginare le nostre tavole natalizie senza le briciole di questo dolce profumato. Ed è così che, tra una cartella e l’altra ed un 47 e 90, sgranocchiamo furtivamente la nostra susamella e poi un’altra e quindi un’altra ancora. Le Susamelle non rappresentano soltanto la soddisfazione del palato, ma ci riportano alla mente i tempi passati, i nostri avi, le loro semplici tradizioni e quelle usanze che oggi possiamo rinnovare attraverso la realizzazione di questo dolce speciale. Con la speranza di fare cosa gradita agli arpinati ed a chi vuole scoprire i sapori di questa terra meravigliosa, vi trasmetto la ricetta che ho imparato da mia Zia Gina e che, vi assicuro, vi consentirà di preparare delle Susamelle eccezionali.
Ingredienti: 1 Kg di farina, 700 g di zucchero, 300 g di nocciole, 20 g di ammoniaca, buccia grattugiata di un’arancia e di un mandarino. A piacere cannella e chiodi di garofano, acqua quanto basta.
Modalità: impastare il tutto e lasciare riposare per un paio d’ore. Fare, in seguito, dei bastoncini di circa 4 cm di diametro e lunghi quanto la teglia. Cuocere a forno a 180°C per 20 minuti. Sfornarli e, ancora caldi, tagliarli a fettine oblique dello spessore di circa 1,5 cm. Et voilà, le Susamelle sono pronte ma attenzione perché è buona regola lasciarle raffreddare prima di consumarle.
Beh, a questo punto non vi resta che “bagnarle” in un buon bicchiere di bianco nostrano e … buone feste a tutti!

UN ALTRO PASSO AVANTI

di Mario La Pietra
Durante tutta la scorsa edizione del “Gonfalone”, dalla presentazione fino alle interviste di fine manifestazione o sui vari forum dei quartieri abbiamo ascoltato diverse voci che hanno definito l’edizione del 2006 la migliore degli ultimi anni. Credo che sia vero e per tanti motivi, quello che credo non sia vero è che la manifestazione, in generale, sia di altissimo livello organizzativo e spettacolare. La mia non vuole essere la solita critica degli arpinati piazzaroli ma che poi in pratica non danno nessun contributo costruttivo. Negli ultimi anni sono stati fatti passi in avanti grazie all’impegno e alla passione di tutti, organizzazione centrale, quartieri etc…, ma ancora c’è molto da lavorare. Uno degli aspetti che bisognerebbe migliorare sin dalla prossima edizione è la “fruibilità” del palio da parte di tutti, soprattutto dei non Arpinati. Anche quest’anno, infatti, è capitato durante le gare del Gonfalone di sentire i commenti degli spettatori lungo il percorso e la cosa che tutti i non arpinati lamentavano era la difficile comprensione di ciò che stava accadendo poiché, oltre ai concorrenti, troppe persone prima, dopo ma in particolare durante le gare, attraversano, camminano e corrono lungo il percorso e anche a fianco dei concorrenti. L’unica gara che tutti riescono a comprendere appieno è la corsa degli asini, poiché, per evidenti motivi, nessuno osa invadere il percorso, ma le altre gare rimangono quasi un fatto privato tra i contradaioli arpinati che ormai hanno l’occhio allenato e non possiamo dire che sia un bello spettacolo.
Basta distaccarsi, per un attimo, dalla passione di contradaiolo e guardare le immagini del DVD come se per la prima volte si assistesse al palio, da turista, e ci si rende conto che è tutto molto confusionario. Credo, però, che con la collaborazione di tutti il problema possa essere di semplice soluzione. L’organizzazione centrale deve pretendere dalle contrade che al momento delle partenze sul percorso ci siano solo i concorrenti, altrimenti non si parte. L’organizzazione, dal canto proprio, dovrebbe trovare delle postazioni sopraelevate per i giudici di gara, che potrebbero essere in numero più elevato, e forse anche per i fotografi. Si dovrebbe eliminare, inoltre, quello scooter che è del tutto fuori luogo in un palio storico o folkloristico ed anche le lettere sugli abiti dei concorrenti hanno il sapore di “giochi senza frontiere”.
Credo che tutti i quartieri e le contrade possano collaborare, con il minimo sforzo, affinché il Gonfalone incominci ad uscire dai confini della nostra Città. Il Ponte è pronto e sin da ora si impegna a lavorare alla soluzione di tutti i problemi per far crescere la manifestazione nell’interesse di tutti e non del proprio campanile.
Solo dopo aver costruito la “manifestazione” diverranno più redditizie e comprensibili le cifre impiegate finora per pubblicizzarla, visto che, fatte salve le sagre, ad oggi è ancora un gioco organizzato prevalentemente per gli Arpinati.
Non dobbiamo accontentarci di dire che è stata la migliore edizione degli ultimi anni, dobbiamo avere obiettivi più alti e ambiziosi. Non è possibile che dopo 36 anni la manifestazione che più ci appassiona e che caratterizza l’estate arpinate, al di là dei nostri confini venga ricordata solo per gli gnocchi e le sagne e fagioli.

SOLO UN NOME “ANGELA”

di Domenico Imbriglio
Mi ero avvicinato da poco al “Gonfalone” e dopo la disfatta nella corsa della cannata del 1981, c’era la necessità di ricercare una nuova concorrente in grado di poter vincere la gara, per tradizione sempre favorevole al nostro quartiere.
Gli indimenticabili contradaioli che hanno fatto la storia del “Ponte” Alfredo ed Antonio con Tonino presidente, si misero alla ricerca nei comuni limitrofi di una “cannata” degna della nostra tradizione. Dopo vari tentativi, in quel di Pescosolido, Antonio Iafrate aveva scoperto, a sua insaputa, una giovane ragazza “Angela” con un talento innato che avrebbe cambiato per sempre la corsa della cannata.
Ricordo il giorno della presentazione: sai portare la cannata? No, rispose, però so portare la conca. Ti va di provare, disse Tonino, sappi che più o meno è la stessa cosa. Rispose di si.
Preparammo la spara e dopo averla sistemata, adagiammo la cannata sulla sua testa. Come la senti? Disse Tonino, “bene” rispose lei.
Parti adagio, senza fretta, proviamo come va, pronti via!!!
Davanti ai nostri occhi increduli, uno spettacolo mai visto in precedenza, la cannata sobbalzava sulla testa di “Angela” per quanto correva e noi a stento riuscivamo a stargli dietro.
Da quel momento, quasi tutti i giorni io, Tonino, Mario e Giannino andavamo a Pescosolido ad allenare “Angela” su un percorso mozzafiato situato nei pressi della sua abitazione, un percorso tipo la nostra salita che porta al quartiere Colle; certo non c’era un programma atletico da rispettare come si usa oggi, ma facevamo del nostro meglio.
Dopo mesi di allenamento, finalmente giunse il giorno della prova sul percorso di gara di Arpino e lì avemmo la conferma che “Angela” era una campionessa della “cannata”. Fece fermare alla prima prova il cronometro ad 1 minuto sei secondi ed 8 centesimi e, subito dopo, alla seconda ad 1 minuto 10 secondi e 32 centesimi. Qualcosa di inverosimile, impensabile con i tempi precedenti delle altre concorrenti. Pensate, si vinceva in 1 minuto e 32 secondi circa.
“Angela” stravinse le edizioni dell’anno 1982 e 1983 (la seconda concorrente era quasi all’alberata) e quando ha gareggiato, ha vinto tutte le “battaglie sportive” con la fortissima rivale del Vallone.
Nessuna è riuscita a batterla sul percorso di gara, ed anche quando si è ripresentata dopo molti anni ha vinto.
Ha voluto abbandonare da vincente, ma poteva vincere ancora per molti anni. Per noi resta una delle migliori concorrenti del nostro quartiere e della manifestazione stessa.
Ancora oggi la ringraziamo, per le splendide vittorie e per le emozioni che ha saputo darci.
Nei nostri cuori giallorossi resterà per sempre”Angela”, solo un nome.

GLORIOR ME PRO BLOG ESSE

di Marco Parravano
Ormai molti di voi lo conoscono, o meglio ancora, lo frequentano. Sto parlando ovviamente del nostro mitico blog: GLORIOR ME PRO PONTE ESSE. Lasciate che vi parli un po’ di lui. Poche settimane dopo la nostra fulgida vittoria, l’irreprensibile contradaiolo Davide Palleschi propose l’istituzione di questo meraviglioso strumento di diffusione giallorossa. Io sottoscritto, ed il webmaster Matteo Battista, credevamo molto in questa iniziativa, pur sapendo che si stava creando qualcosa di importante, e soprattutto funzionale. Ma mentre sognavamo discussioni telematiche, più o meno serie, che ci avrebbero distolto giornalmente dalle nostre attività prioritarie, ecco che Davide già ti aveva messo in piedi qualcosa di bello e funzionante (abbiamo seriamente temuto che il suo posto di lavoro fosse in pericolo, visto il tempo che sembrava spendere nella creazione del blog!). Pertanto un enorme ringraziamento va proprio a questo nostro grande contradaiolo, che, sebbene residente al nord, è presente in persona o con lo spirito in ogni occasione. Ed eccolo oggi il blog: visite numerose, nuovi utenti registrati ogni mese, e in futuro, funzionalità sempre nuove e divertenti.
Quello che si apprezza, navigando tra le decine di post e commenti presenti su GLORIOR ME PRO PONTE ESSE, è il senso di partecipazione di tutti i contradaioli. La possibilità di fare delle richieste al quartiere, ma anche la possibilità del quartiere di fare richieste ai contradaioli. Gli auguri di compleanno, per i nascituri e via discorrendo, i sondaggi per la creazione dei nuovi gadget. Insomma non manca proprio niente, anzi manchi solo tu che ancora non ti sei registrato! (Invia una mail di richiesta con i tuoi estremi a ilblog@quartiereponte.it). Proponete, commentate, purché le vostre parole siano di ispirazione pontigiana e gonfalonesca. Nel Quartiere Ponte virtuale, così come in quello reale, c’è spazio per le idee di tutti, pontigiani e non. L’unica richiesta che vi facciamo è di non rimanere anonimi. Converrete tutti che non abbiamo bisogno di mascherarci dietro un nickname per dire la nostra, anche quando si vuole fare una critica costruttiva. Mi pento quasi di aver scritto queste ultime due righe, perché so che non ce ne era bisogno, ma vale la pena ricordare l’importanza dell’onestà e della trasparenza.
Vi ricordo inoltre che, come già accaduto in precedenza, esiste un legame stretto tra TUTTOPONTE, il periodico pontigiano che state leggendo, e GLORIOR ME PRO PONTE ESSE. Verranno sempre più spesso presi in considerazione articoli rilevanti, o particolarmente belli pubblicati sul blog, per il completamento della testata.
Quindi scrivete, scrivete, scrivete…! E siate sempre fieri di essere de Ponte.

CHI SI FERMA, E’…!

di Marco Parravano
Prendo spunto da alcune considerazioni del nostro presidente per parlarvi ancora una volta delle potenzialità, delle speranze e dei doveri del nostro quartiere. Ormai sono passati mesi da quella sera meravigliosa. E ancora adesso, nel vedere quelle immagini incancellabili (Dio benedica la tecnologia…!), è difficile mascherare la commozione.
Abbiamo ottenuto quello che volevamo. Anche quando promettevamo a noi stessi di aver ormai riposto qualsiasi speranza, quando eravamo convinti di volerci tirare indietro, in realtà stavamo solo caricando la fionda, per un nuovo, ennesimo slancio.
Non smetterò mai di ripetervi quanto siamo grandi. Perché abbiamo attraversato decadi di sconfitte e delusioni, ma abbiamo preservato intatto il nostro amore. Oggi siamo qui, da vincitori. Siamo griffati, dotati di una sede all’avanguardia, di un blog… Ma siamo davvero completi? Citando Timoteo: “Abbiamo vinto la guerra, oppure solo una battaglia?”. Guardiamoci in giro, siamo il quartiere da battere. Il nostro insostituibile staff lo sa, e ha smesso da tempo di sfogliare le fotografie.
Ragazzi, in questo gioco chi si accontenta non gode, proprio per niente! Abbiamo brindato, ringraziato e ricordato, ma ora il bar chiude (…anche perché a noi i bar non sono mai piaciuti) e tutti al lavoro!
Chi è Pontigiano al cubo sa di cosa sto parlando, e sa anche che dall’altra parte della barricata si preparano alla riscossa (alla faccia di quelli che dicono che dopo sei anni era anche giusto che vincesse un’altra contrada…sigh!).
Se prima, da perdenti, eravamo inspiegabilmente motivo di discussione, e di attacco, per i nostri avversari, figuratevi ora da vincitori. Ma il nostro obiettivo non è l’invidia oppure l’odio. Il nostro obiettivo è un’altra vittoria, che piaccia loro o no.
Non smettiamo mai di chiederci cosa possiamo fare per il nostro quartiere.
Chi si ferma, è …!
Il Ponte nel cuore.

Bilancio di un anno

di Massimo Mastroianni
Cari contradaioli, questo numero del giornale giunge in un momento di relativa quiete. Sarà il Natale, sarà la stanchezza del Gonfalone trascorso, ma sembra che i toni siano più pacati del solito ed ancora non si respira quel clima battagliero tipico del periodo pregonfalonesco (mi si passi il termine). E’ così che si ha il tempo di fare serenamente i bilanci dell’anno trascorso, bilanci che nel nostro caso sono in fortissimo attivo. Intendiamoci, non parlo del conto economico dell’Associazione che, comunque, gode di buona salute, ma della ricchezza di allori, volti, sentimenti e mezzi di cui il Ponte si è impreziosito negli ultimi tempi. Certamente la vittoria è stata per noi motivo di grande orgoglio e soddisfazione, ma ciò che più mi ha emozionato ed emoziona ancora, sono i volti dei nostri ragazzi, sempre più legati ai colori e fieri di difenderli, i volti dei concorrenti finalmente ripagati dopo tante amarezze, i volti di tutti i pontigiani che stanno contribuendo in ogni modo alla crescita del quartiere. Quotidianamente ricevo testimonianze di affetti e, quel che più conta, la disponibilità da parte di tutti a sacrificarsi per il Ponte, nessuno escluso e ciascuno in base alle proprie possibilità. Tutto ciò mi fa credere che vincere è determinante per rinvigorire i sentimenti e l’attaccamento al quartiere, ma i trofei sono nulla se manca questo senso di appartenenza e di dedizione, i trofei sono nulla se manca il quartiere. Ed è così che chiedo a tutti voi, nel prossimo futuro, di proporvi in maniera sempre più massiccia, di frequentare la nostra sede, di attivare iniziative che non siano legate soltanto al Gonfalone, di spingere il Ponte verso una direzione nuova, più dinamica, coinvolgente e giovanile ma con il solo imperativo di divertirsi, succeda quel che succeda. Noi del Direttivo, dal canto nostro, faremo il possibile affinché tutto ciò diventi realtà e staremo ben attenti a non cullarci sul recente passato. Chi si ferma è perduto.
Ai ragazzi più giovani suggerisco di proporsi per gareggiare con il Ponte, di allenarsi con noi perchè, vi assicuro, ci si diverte, si sta insieme e ci si prepara in maniera eccellente. I risultati ne danno conferma.
Insomma, siamo appena all’inizio, c’è tantissimo da fare e noi ne abbiamo la voglia.
Nel chiudere questo mio editoriale, voglio ringraziare gli sponsor che hanno reso possibile la stampa di questo numero del giornale e tutte le persone che hanno lavorato per il Ponte e che simpatizzano per noi ed a loro auguro serene festività ed uno splendido 2007…
Il Ponte nel cuore.