La Sala Palma
Storia, arte, cultura
eventi, personaggi e pezzi di storia correlati al Quartiere Ponte
a cura dell’Associazione Effatà
Ci fa piacere di “riaprire”, nella memoria del lettore, il ricordo di un importante locale sito nel Quartiere Ponte, il Cinema-Teatro “PALMA”, che, nel corso dei passati anni e fino alla sua chiusura, ha rappresentato un valido punto di riferimento della vita culturale e ricreativa di Arpino.
Un’effettiva riapertura della Sala potrebbe non essere solo frutto di fantasiosa nostalgia. Ricordiamo, infatti, che, nel 2004, a favore del recupero di questo “storico locale”, il “Forum delle Associazioni culturali no-profit di Arpino” ha elaborato un progetto di recupero della “Sala Palma”, che è stato presentato all’Amministrazione comunale di Arpino per l’attivazione di azioni utili a finanziare il progetto stesso. Il “Forum” ha sostenuto questa rilevante iniziativa con l’idea di dotare la Città di una “adeguata struttura polifunzionale” quale “luogo d’incontro”, costante e permanente, con la cultura, funzione resa ancor più necessaria in questi ultimi anni, per il fatto che Arpino, città ricca di storia e tradizioni, nonché sede di un intenso programma di iniziative culturali (Certamen Ciceronianum, Certamen della Chimica, Premio Cicerone, ecc.), non dispone di una sala specifica in grado di accogliere stabilmente le più svariate manifestazioni culturali ed artistiche, quali teatro, cinema, musica, canto, ecc.. Tale iniziativa ci invita a sperare, per il futuro, che la nostra “riapertura” diventi dunque una concreta possibilità, sempre che le Istituzioni preposte la supportino con i fatti e non solo a parole, come purtroppo spesso accade.
Storia del CINEMA-TEATRO “SALA PALMA”:
La sua costruzione risale al 1912, ubicata nel sottosuolo del palazzo D’Emilia-Palma, sul Corso Tulliano di Arpino, di proprietà della famiglia Palma. Il 29 settembre 1914 viene rilasciata al sig. Paolo Palma, la licenza per l’apertura del cinema-teatro, mentre l’attività cinematografica vera e propria della Sala Palma inizia negli anni 20.In quegl’anni la Sala si presentava allo spettatore con un fondale rappresentante il caratteristico panorama partenopeo, con un palcoscenico rettangolare, lungo e stretto, interamente delimitato da una scaenae frons, una facciata architettonica ricca di ornamenti. Il frontespizio rettangolare incorniciava la scena che diventava un quadro, separato dalla zona del pubblico. Sotto il palcoscenico era situata una piccola orchestra, che serviva sia per accompagnare le rappresentazioni teatrali sia per accompagnare le mute immagini dei film.
Vi era poi una platea con panche di legno numerate e due balconate laterali, per un totale di 248 posti. Su le porte vi erano dei lanternini con vetri rossi per mettervi le candele, i cosiddetti “moccolotti”, che servivano per l’illuminazione della sala.
Negli anni 30 con l’avvento del cinemascope si ebbe una drastica trasformazione della sala con la costruzione di un controsoffitto acustico e con la scomparsa delle belle decorazioni.
All’inizio il Teatro Palma è stato sede dell’avanspettacolo, delle compagnie di prosa, di operetta, di filodrammatica, per diventare, dopo che nel dopoguerra l’avanspettacolo entrò in crisi, Sala cinematografica Palma, in quanto il cinema iniziò a vivere un periodo di enorme splendore, che durò fino ai primi anni ’70, anni che segnarono l’avvio di un processo di lenta ed inesorabile decadenza del cinema, che comportò la chiusura di molte sale tra le quali, nel 1978 (data non certa), anche la nostra Sala Palma.E’ doveroso sottolineare, inoltre, che, pur se negli ultimi anni antecedenti alla sua chiusura, la Sala Palma ha assunto la connotazione esclusiva di sala cinematografica, essa, tuttavia, ha mantenuto aperto il legame con le altre attività artistiche. Infatti, negli anni ’70, vi furono rappresentate diversi spettacoli teatrali promossi da alcune Scuole del Comune di Arpino. Sempre, negli anni ’70, nel periodo di Carnevale, nella Sala sono state effettuate le tradizionali sfilate delle “mascherine”, i cui protagonisti erano le bambine e i bambini delle scuole Elementari. Va ricordato, infine, che gli allievi del Convitto Nazionale Tulliano, la domenica di ogni mese venivano accompagnati dagli istitutori, presso la Sala Palma per assistere alla proiezione dei film in programmazione.
Oggi purtroppo, a seguito della prolungata chiusura, la Sala si trova in un pronunciato stato di abbandono e degrado, condizioni queste simili a quelle di alcuni immagini di film, che documentano e lamentato la morte del cinema in sala, tra i quali “Splendor” di E. Scola girato proprio ad Arpino.
Intervista a Stefano Rea ultrà della Capitale
di Gianluca Gabriele
Cosa rappresenta per te la curva?
“Con la curva ho un fortissimo legame d’affetto… anche se sono alcuni anni che per vari motivi non assisto al Gonfalone. Ricordo con enorme emozione le giornate trascorse a preparare il tifo, trascorrendo interi pomeriggi estivi chini su enormi striscioni a colorare disegni prontamente realizzati da amici e collaboratori, a stampare magliette, sciarpe. Avrei tanto voluto avere una foto che ritraesse la curva e quei momenti, ma nonostante l’abbia chiesta tante volte al mio caro amico “Gianluca”, lui, a causa dei mille impegni che lo attanagliano quotidianamente, non ha mai potuto procurarmela…”
La figura che ricordi con maggiore affetto?
“Oltre al mio caro amico Gianluca, non potrei parlarvi della curva del Ponte senza nominare un altro mio caro amico: Elio Bosi, sempre vicino a noi nell’organizzare la tifoseria, guidandoci con l’occhio esperto di chi, già da anni, si era dedicato con amore e passione al quartiere”.
Per quanto tempo hai organizzato la curva?
“Non saprei dirlo… la memoria inizia a farmi un po’ di scherzi…per questo lascio la risposta al miei cari amici Gianluca ed Elio, con cui ho condiviso ogni singolo giorno e momento dedicato al Sacro Quartiere Ponte”.
Qual è la cosa che più ti è rimasta in mente della curva?
“L’estasi suprema del gioire con i propri contradaioli quando vincevamo le gare”.
Ricordi le collette? A cosa servivano?
“Il tifo del Ponte è sempre stato un organo distaccato dalla presidenza del quartiere, politicamente indipendente e libero da ogni turbamento. Per questo erano necessari momenti in cui venivano organizzate collette e raccolte fondi per la realizzazione del merchandising della tifoseria. Devo dire che i nostri contradaioli si sono sempre distinti per la loro generosità nei confronti della tifoseria, dandoci non solo supporto economico ma anche morale e fisico. Ricordo quell’estate del 1989, quando per raccogliere i fondi necessari per la stampa delle t-shirt ingaggiammo una piccola band romana i “Thy Last Hope”, che nessuno di noi allora immaginava avrebbero dato vita, da li a qualche anno, alla più grande punk-rock band italiana: i Kiasso”.
Le tue conclusioni?
“Nonostante, come ho detto, manco dalla curva da diversi anni, e oramai non conosco più i giovani ragazzi che hanno raccolto la mia eredità,quella del mio caro amico Gianluca e del mio caro amico Elio, so che è ancora la passione per il Ponte a guidare le giovani menti creative delle nuove generazioni di contradaioli giallorossi, sempre uniti del seguire, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore la nostra unica fede: il Ponte. Non mi resta che salutarvi al grido di Forza Ponte! Forza di Libertà!”
Il giro della conserva
Cari lettori, in questo articolo ci piace raccontare un momento suggestivo e pittoresco della storia del quartiere Ponte: la raccolta della conserva. Tale raccolta consisteva nel giro che alcuni contradaioli ripetevano annualmente, fra le famiglie del quartiere, allo scopo di recuperare la conserva necessaria per preparare il sugo delle sagne e della trippa. Questa era anche l’occasione per scambiare due chiacchiere, bere un bicchiere insieme e fare le solite previsioni sul Gonfalone.
La tradizione aveva avuto inizio probabilmente con Gianfranco che, noto a tutti, trovava sempre l’accoglienza e l’ospitalità sincera dei contradaioli. A lui si univano tante altre persone e sembra ieri quando, a cavallo degli anni settanta ed ottanta, Pasqualino metteva in moto la sua 127 verde, caricava Gianfranco sempre introvabile ed, insieme, si allontanavano speranzosi di raccogliere un buon bottino per il quartiere. Non restavano mai delusi, i contradaioli mostravano sempre grande spirito di collaborazione e donavano quanto potevano, qualcuno aggiungeva la farina, qualcun altro forniva l’olio buono di paese, Alfredo e Maria non facevano mai mancare, come ancora oggi, la pancetta fatta in casa, altri le uova, chi i fagioli e chi gli ortaggi.
Era bello vedere le loro facce felici quando al ritorno, un po’ alticci, facevano il bilancio della giornata. Sembrava sempre di essersi dimenticati qualcuno, anche se il paniere era carico e profumato.
Da allora, tanti altri contradaioli si sono alternati in questa ambita missione e tanti episodi potrebbero essere richiamati alla memoria, ma una cosa val la pena di ricordare di più e cioè i nomi di coloro che ci hanno sempre accolti con il sorriso sulle labbra ed al nostro arrivederci ci salutavano con un commovente Forza Ponte!: grazie Gaetano, Fulvia, Flora, Alfredo, Tulietta, Frip i pulacc’, Gianna, Michele e Valentino, Carmela, Dino, Guido Panaccio, Raffelina, Luigi “Manfrone” e tanti, tanti altri che dimentichiamo solo perché il tempo e la memoria ci tradiscono. Molti di loro non ci sono più ed a loro va la nostra riconoscenza eterna.
Purtroppo negli ultimi anni questa lieta consuetudine è andata sfumando progressivamente; per questioni igienico sanitarie si è preferito scegliere prodotti controllati mentre l’aumento delle presenze alla nostra sagra ha reso indispensabile l’acquisto di quantitativi sempre maggiori di prodotti alimentari. C’è da dire, poi, che le persone dispongono sempre meno di alimenti fatti in casa e, comunque, quello che si ha, inizia a divenire davvero prezioso.
E poi, diciamolo francamente, forse non c’è più quella giovialità ed ospitalità tipica degli anziani di un tempo ed è sempre più difficile affrontare l’imbarazzo di una “elemosina” a chi ti risponde seccamente “io non partecipo”, solo per poi vederlo dietro le transenne il giorno del Gonfalone.
E così non ci resta che chiudere questo racconto con la speranza di aver suscitato qualche ricordo nelle persone che hanno vissuto quei momenti e, soprattutto, la curiosità delle nuove leve del Ponte che devono conoscere il loro passato per costruire un grande futuro.
MARIO COLONNA (SONORA) DEL PONTE
Cosa sarebbe il Gonfalone senza la musica. Senza la sua musica. Senza la nostra musica. Nel corso di ben 35 edizioni si sono avvicendati artisti di vario genere: ballerini, musicisti, cantanti, pittori. Ma la vera spinta folkloristica non può che venire da chi il Gonfalone lo sente dentro, perché fa parte delle sue origini, perché scandisce il suo tempo. Tra innumerevoli personaggi che hanno contribuito al vero folklore ciociaro, nonché pontigiano, vogliamo elogiare Mario Iafrate. Chi di voi non è rimasto ipnotizzato da quelle dita frenetiche che martellano tasti di bellissimi organetti dal suono sincero e antico? I momenti felici del Ponte, che, vittorie a parte, non sono rari, hanno avuto per decenni l’accompagnamento musicale del nostro amato contradaiolo. Dalle sagre di quartiere, alle serate di ringraziamento, dalle sfilate all’esibizione del corpo di ballo, la sua presenza ha scandito più di tutte la spensieratezza di essere e vestire ciociaro. Ma Mario è qualcosa di più. E’ passione ed entusiasmo, spirito d’iniziativa e goliardia. Come trascurare poi il suo talento artigianale, specialmente nella lavorazione del legno. Insomma una vera e propria colonna del Ponte. Al suo fianco milita, instancabile, la moglie Pia. Tifosa, ma soprattutto risorsa indispensabile alla sagra. La sua esperienza e la sua pazienza hanno diradato i caldi vapori delle sagne permettendo una distribuzione sempre efficiente. Vogliamo allora stamparvi in testa e nell’anima quest’immagine: Mario e Pia, marito e moglie, padre e madre, nonno e nonna. Pontigiani.
GRAZIE DI CUORE GIALLOROSSO
di Alessia Rea
Finalmente mi si è presentata l’occasione di ringraziare di cuore tutti quelli che fino ad oggi hanno creduto in me, in primis Massimo Mastroianni e Fabio Lauro che, dopo aver scoperto le mie capacità ancor prima di me, con grandissima pazienza mi hanno seguita nei miei primi passi…nell’imparare a prendere prima equilibrio con la cannata e poi a correre.
Ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno allenata e seguita con grande cura, a partire da Daniele D’Aguanno e Luca Rea Palma che, con i loro rigorosi allenamenti, mi hanno guidata fin sopra il traguardo per due anni di seguito; Luca Rea, con il quale ho raggiunto per la terza volta l’ambita meta della vittoria; ed infine i due grandissimi allenatori Cristiano Sciucca, che ringrazio per il bellissimo articolo che mi ha dedicato, e Maurizio Rea, con i quali ancora oggi sfreccio sulle strade di Arpino per allenarci e per allenare.
Un sincero ringraziamento va anche a tutti i miei compagni di squadra, con i quali ho passato i momenti più belli delle mie estati dal 2000 ad oggi, trascorse non solo ad allenarci insieme ma anche e soprattutto a ridere ed a scherzare insieme.
Un ultimo ringraziamento va a tutti i contradaioli ed all’intera tifoseria che, con il loro calore ed il loro CUORE GIALLOROSSO, mi hanno dato la carica e la possibilità di emozionarli non solo il giorno stesso del Gonfalone, ma anche durante tutta l’estate con le prove sul percorso e non solo….
Mi scuso per non avervi dato in questi ultimi due anni la gioia di vedermi correre ed arrivare fin sopra il traguardo, ma prometto di ridare a tutti voi quella stessa emozione che ho visto nei vostri occhi e nei vostri volti pieni di lacrime di gioia il primo anno che ho corso.
GRAZIE DI CUORE RAGAZZI.
UN CORPO DA FAVOLA
di Marco Parravano
Chi ricorda quando, una decina di anni fa, i balletti del Gonfalone venivano eseguiti da anonimi gruppi di ballo a pagamento? Certo la partecipazione del pubblico non era poi così intensa.
Oggi il momento del balletto di contrada è un’altra cosa. Quando nelle ciocie ci sono i piedi di giovani arpinati, le cose cambiano, il pubblico apprezza, gioisce, applaude.
Come durante le gare, gli arpinati si emozionano e partecipano alle coreografie con gioia e senso di appartenenza.
Verso la metà degli anni novanta il Ponte ha iniziato una tradizione artistica nell’ambito del balletto di contrada che oramai si è consolidata fino a diventare, insieme all’angolo caratteristico, uno degli aspetti chiave a livello organizzativo.
Grazie ai solidi insegnamenti della dottoressa Anna Ranaldi e ai più anziani appartenenti al corpo, lo staff artistico del Ponte conta ormai un enorme successo durante il Gonfalone.
Stressati dalle figure da eseguire, disidratati dal caldo, doloranti per le ciocie, i ballerini del Ponte, si allenano ogni estate per portare per le strade di Arpino un’euforia singolare, fatta di colori, salti e grida di gioia festante.
Pur consapevole dei validi avversarsi, presenti in ogni contrada partecipante, il corpo di ballo giallorosso effettua numerose esibizioni nei momenti predisposti, ogni volta con la stessa forza, ogni volta con la stessa allegria.
Durante la scorsa edizione è stata celebrata l’energia che anima il quartiere, ora più intensa che mai grazie alla nuova rosa di figuranti.
Sempre pronti a stupire, piuttosto che intrattenere, i nostri ballerini rappresentano l’anima giovane ed entusiasta di un quartiere fatto anche da loro, per loro.
Ballare per il Ponte vuol dire credere nello spirito del quartiere, per il semplice gusto di stare insieme. Per il semplice gusto di divertirsi.
E mentre quei cuori giallorossi si mescolano tra loro al suono di una fisarmonica, nei loro occhi potrete leggere quello che tutti abbiamo sempre amato.
Essere giovani. Essere liberi. Cosa chiedere di più ad una giornata d’estate…
Il corpo di ballo del Ponte del 2005: Marco Parravano, Valentina e Francesco Cinelli, Ilaria Abdul Aziz, Chiara Capperucci, Alice Casinelli, Giulia Cocco, Marco e Maria Chiara Gabriele, Stefano Innazzi Giorgia La Pietra, Vincenzo Macioce, Adriano Martino, Stefano Parisi, Gian Marco Quadrini, e Roberta Scala.
CAMPIONI DEL PONTE! CAMPIONI DEL PONTE!
di Marco Parravano
Cari amici del Ponte, posso ancora sentire l’eco di quei battiti accelerati del vostro cuore. Quel cuore che lo scorso 9 luglio non sapeva più da che parte smistare il sangue, tanta era l’emozione che provava nel vedere i nostri calciatori alzare quella meravigliosa coppa verso il cielo che, seppur notturno, per qualche ora, è stato comunque azzurro.
Con il nostro presidente ed altri agguerriti tifosi della nazionale italiana, ho avuto modo di trascorrere 120 minuti intensissimi nella nostra accogliente sede, attrezzata per l’occasione con tutti i comfort indispensabili ad una finale mondiale: la birra.
Ho temuto dopo il rigore rimediato da Zidane, ho esultato alla stupenda toppa che il nostro Materazzone nazionale ci ha messo dopo qualche minuto.
Allo stremo della sofferenza e della tensione, ho visto poi Fabiuccio Grosso battere quel rigore che valeva un’estate meravigliosa e quattro anni di onore.
Ma cosa vi racconto a fare cose che sicuramente anche voi avrete provato? Cose che ogni italiano potrebbe raccontare in maniera diversa, ma senza riuscire a comunicare l’enorme guazzabuglio di emozioni che questi mondiali ci hanno regalato.
Ecco allora che il Pontigiano che è in me spunta da sotto la bandiera tricolore per ricordarvi la vostra seconda fede agonistica: quella giallorossa.
Pensate ad una vittoria come quella dell’Italia. Una vittoria che ci rappresenta tutti, da Bolzano a Pizzo Calabro, ma che coinvolge direttamente uno staff di poche persone.
Ora pensate alla vittoria del Ponte al prossimo Gonfalone, in qualsiasi ambito: dalle gare, al balletto, alla sagra.
Stiamo parlando di una conquista diretta di tutti, di tutti quelli che avranno contribuito, anche per un solo minuto, al sostentamento e al potenziamento di questo quartiere.
Di un traguardo che ci farà gridare: “Campioni del Ponte! Siamo i campioni del Ponte!”.
Lo so, lo so, trofei così fanno dimenticare tutto il resto, ma vogliamo davvero accontentarci …? Vogliamo stare a guardare anche quest’anno?
Come direbbe il buon Civoli:”Noi con voi e voi con noi…”
Su quel campo c’erano solo undici giocatori, ma le speranze di tutti gli italiani.
Ad Arpino invece ci saremo tutti, insieme, per vincere.
Forza Italia e Forza Ponte.
MISTER WALLABY: QUATTRO SALTI NELLA STORIA GIALLO-ROSSA.
di Cristiano Sciucca
E’ la gara più dura del Gonfalone, quella che richiede la preparazione più impegnativa e doti atletiche fuori dell’ordinario. Ci vogliono polmoni d’acciaio, forza esplosiva, coordinazione ed intelligenza. E’ sofferenza, passione, sfida con se stessi prima che con gli avversari, è tutto questo è…….la corsa del sacco!
Una disciplina durissima che nel corso degli anni ha visto alternarsi diversi atleti lungo il tracciato di Corso Tulliano, ognuno con le proprie caratteristiche, ognuno con la propria tecnica di salto: dalla grinta di Nestore Corona all’eleganza di Lucianino Raponi, dalla tenacia di Enrico Bianchi alla classe di Massimiliano Landolfi fino alla potenza di Christian Musi e Danilo Rea
E tra questi “mostri sacri” col sacco di juta senz’altro un posto di primo piano l’occupa Federico De Arcangelis, atleta esemplare e uomo vero sulla pista come nella vita.
Federico fa il suo debutto con i colori giallo-rossi nel 2001 in una gara veramente appassionante che lo vide contendersi la vittoria fino all’ultimo metro con i due protagonisti incontrastati di quel momento, Christian Musi e Massimiliano Landolfi. Federico arriva terzo, cade sul rush finale nel corso di un entusiasmante spalla a spalla con l’atleta del Vallone, a pochi metri dall’arrivo…..sfortuna? Scaltrezza? Contro quei due “vecchi volponi” non era certo facile e se la mancata vittoria bruciò parecchio, comunque nei contradaioli si radicò salda la consapevolezza di aver trovato un nuovo protagonista del Gonfalone.
Il caro buon vecchio Mastroianni ci aveva visto ancora una volta bene “ingaggiando” quel giovanotto che col grippetto rosso-verde di Civita Vecchia muoveva i primi promettenti salti.
E l’occasione per entrare nella storia giallo-rossa Federico la coglie al volo. Nel 2002 la prima splendida vittoria, figlia di un furore agonistico costruito passo dopo passo, o meglio salto dopo salto, durante le lunghe e dure sessioni di allenamento tra il campo sportivo e l’impegnativo percorso di via Ildefonso Rea.
Nel 2003 la doppietta è servita. Una gara veramente emozionante e combattuta fino all’ultimo centimetro, con il nostro atleta che realizzò un capolavoro sportivo per sagacia tattica e consapevolezza nei propri mezzi. Una progressione entusiasmante da far vedere e studiare a quei giovani che vogliono accostarsi a questa bellissima disciplina. Vince Federico, vince di nuovo e si merita l’appellativo di “Spalla Miti”, per la naturalezza con la quale fa fuori i propri avversari; esce dal sacco con un salto ed è già sul percorso a festeggiare col suo popolo che lo aspetta e lo acclama, in un tripudio di bandiere giallo-rosse.
Con Federico si può davvero affermare che il lavoro, l’impegno e la programmazione ripagano. Lui lo dimostrava in ogni allenamento, quando puntuale e meticoloso inanellava una ripetuta dietro l’altra prima di saltare la corda e di infilarsi nel sacco, eseguendo quei gesti che lo preparavano al salto in maniera quasi rituale, all’acme della concentrazione.
Lui ci metteva molto del suo avendo grande competenza in materia di preparazione sportiva (Federico si è laureato alla facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Cassino), e sapeva quindi trovare sempre le soluzioni più adatte ad ogni esigenza. Purtroppo però, oltre che un grande atleta Federico era anche un atleta sfortunato, nel corso della propria “carriera” è stato infatti costretto a fronteggiare diversi infortuni: dai fastidi tendinei alle caviglie che lo hanno spesso accompagnato, sino al bruttissimo infortunio del 2005 (rottura del femore) che purtroppo ha determinato il suo prematuro addio alle competizioni del Gonfalone.
Ciò accresce a maggior ragione i propri meriti sportivi, e rende ancor più belle le vittorie conquistate, frutto della tenacia di un ragazzo eccezionale.
Federico De Arcangelis non è stato solo un atleta del Ponte, bensì un amico vero, uno su cui poter far sempre affidamento e che a più riprese ha dimostrato, e continua tuttora a dimostrare, il suo attaccamento al nostro Quartiere.
Federico è un pontigiano d.o.c., un pezzo di storia giallo-rossa vincente, discreta, competente. Approfittando di questo spazio sul nostro giornale voglio quindi ancora una volta dire grazie, a nome di tutti, al ragazzo di Civitavecchia per tutto ciò che ha dato al Ponte in questi anni, per le emozioni fortissime che ci ha fatto vivere, per l’amicizia (il dono più prezioso) che ci ha dimostrato, nella speranza che le sue gesta siano presto emulate da Tiziano Mura il nuovo wallaby giallo-rosso.
Sagne e Fagioli al sugo di pomodoro
di Alessandra Mastroianni
Cari lettori, è ormai risaputo che la tradizione culinaria della nostra terra è ricca di piatti gustosi e particolarmente appetitosi. Dai primi ai secondi, dai dolci ai liquori c’è solo l’imbarazzo della scelta, anche se, su tutte le ricette, dominano incontrastate le “Sagne con i fagioli”. Sono una vera e propria specialità ciociara che ad Arpino trova la sua piena esaltazione venendo proposta anche in numerose varianti che spesso si differenziano da famiglia a famiglia. Infatti, questo piatto, rappresentava nei tempi passati una fonte di sostentamento irrinunciabile per la comunità locale dal momento che, seppur tipicamente “povero”, era molto saporito e particolarmente ricco di sostanze energetiche, indispensabili in una dieta spesso sbilanciata e avara di nutrienti. Adesso è diventato un vero e proprio simbolo della nostra terra ed è uno degli ultimi stretti legami che ci unisce idealmente con i nostri antenati. E’ proprio per questa ragione che il quartiere Ponte dedica da 35 anni la propria sagra alle Sagne e fagioli, proponendo anche una gustosa variante in bianco, impreziosita con gli asparagi selvatici rigorosamente arpinati.
Al fine di promuovere questa pietanza e di portarla a conoscenza dei più giovani, mi piace proporvi la ricetta classica delle Sagne e fagioli al sugo di pomodoro.
Ingredienti per 4 persone: 400g di Farina, 300g di Fagioli, 1L di Passata di pomodoro, 50g di pancetta, cipolla, olio, sale, vino e peperoncino q. b.
Preparazione: impastate la farina con l’acqua (q. b.) ed un pizzico di sale. Stendete la pasta, fatene un rotolo e tagliatela a strisce oblique lasciandole riposare per qualche ora. Fate soffriggere olio, pancetta e cipolla, poi spruzzate un poco di vino e fatelo evaporare. In seguito aggiungete la passata di pomodoro. Intanto avete lessato i fagioli che salerete alla fine della loro cottura. Cuocete le sagne in abbondante acqua salata per 3 minuti circa e conditele con il sugo e i fagioli. A piacere insaporite con il peperoncino. Se si preferiscono più brodose, aggiungete qualche mestolo di acqua di cottura.
A questo punto mettetevi pure comodi, versatevi un bicchiere di buon rosso nostrano e … buon appetito!
Tonino, unico, grande Presidente!
La storia del quartiere Ponte si compone di mille volti, mille immagini ed altrettanti ricordi. In tantissimi hanno offerto spontaneamente il loro contributo alla causa, senza nulla volere in cambio, ma su tutti, guadagnando il merito sul campo, spicca indiscussa la figura di Tonino Mura, il presidente di sempre e per sempre. Tonino è un riferimento costante per tutti essendo stato sempre l’ultimo ad arrendersi ed il primo a ripartire. Il suo carisma e l’amore per il quartiere lo rendono inarrivabile e la consapevolezza di poter contare su di lui, sempre e comunque, è per tutti noi motivo di orgoglio e sicurezza. Il suo impegno per il quartiere ed il suo attaccamento ai colori si manifestò già dai primi anni settanta, ma fu dopo il disastroso gonfalone del 1980 che la passione per il gonfalone e per il Ponte lo spinse ad esporsi in prima persona. Diventò presidente a fine primavera e da subito iniziò a lavorare al totale rinnovamento della squadra con al suo fianco Mario La Pietra, Mario Iafrate, Paolo Scappaticci e Renato Rea. Ed è proprio con la Bianchina di Renato che iniziarono le perlustrazioni dei paesi vicini (Posta Fibreno, Campoli, Pescosolido, Broccostella, S. Donato ecc.) alla ricerca di validi concorrenti. Casa dopo casa, proposta dopo proposta, fu trovata la mitica Angela (prima concorrente a correre con la cannata e non solo camminare). I nostri raggiungevano Pescosolido tre volte a settimana per andarla ad allenare, e Tonino si improvvisò preparatore atletico con i risultati che noi tutti conosciamo. Ma da subito si rivelò la sua passione per la staffetta, che di seguito divenne un vero e proprio amore; conosceva tutti gli atleti italiani dei 200, 400 e 800 m e divenne un vero e proprio esperto tanto che spesso gli stessi atleti chiedevano a Tonino i tempi dei loro colleghi! Ha avuto grande intuito nello scoprire potenziali atleti puntualmente diventati famosi almeno a livello nazionale, così come nell’individuare le “bufale”. La sua abilità lo portò a conquistare mitiche vittorie alla staffetta tra le quali ricordiamo con una punta di commozione quelle con il CUS Pisa (tra i 4 c’era Bongiorni ora allenatore della nazionale dei velocisti) che Tonino andò a prendere personalmente a Marina di Pisa la notte prima del Gonfalone. Nei giorni che precedevano il Gonfalone cambiava le formazioni della staffetta anche più volte e tutti avevano piena ed incondizionata fiducia nelle sue scelte. Ebbe poi l’intuito di portare un campione nazionale dei 400 h per la gara della carriola (Giorgio Rucli anche campione italiano decatlon) vincendo per ben tre volte questa gara. Quando abbandonò la presidenza il quartiere passò anni di confusione e anche mancate partecipazioni.
Anche oggi il suo fiuto proverbiale lo ha portato a scoprire validissimi ragazzi di Arpino che gareggiano per noi (il figlio Tiziano, Lorenzo Quattrociocchi, Marco Zagaroli, Gianluca Pallisco ecc..) ed è sempre lì ad osservare, visionare, testare le nuove promesse.
Molto considerato anche dai contradaioli delle altre contrade, che spesso non riuscivano a batterlo, Tonino è ancora l’unico presidente tra le contrade ad aver vinto 5 gare su 6. Nessuno come lui. Insomma, cari lettori, in queste poche righe abbiamo voluto ripercorrere i momenti più significativi della nostra bandiera, ma vi assicuriamo, non sono altro che un piccolo esempio di tutto quello che Tonino ha fatto per noi e per il Ponte. Attraverso questo giornale potremo pian piano rivivere tutte le altre emozioni che abbiamo condiviso con lui.
L’alternanza di menti e strategie a capo del quartiere Ponte può certamente giovare, ma, quando si parla di determinazione, continuità ed esperienza, esiste un solo presidente: TONINO MURA.
IL MITO “GIORGIO RUCLI”
di Domenico Imbriglio
Tra i concorrenti e protagonisti del nostro quartiere e della manifestazione stessa, non può essere dimenticato Giorgio Rucli, che ha partecipato alle edizioni del Gonfalone negli anni 1982, 1983 e 1984, cimentandosi nella faticosa Corsa della Carriola.
Il friulano di ghiaccio, con tre vittorie consecutive ha entusiasmato i nostri tifosi non solo per le mitiche vittorie, ma soprattutto per l’attaccamento ai colori giallorossi del Ponte. Sono ancora nella mente di noi contradaioli le immagini di Giorgio che con il Gonfalone vinto tra le mani percorre le strade del nostro Paese, esaltando la vittoria del nostro Quartiere.
Primo atleta professionista a gareggiare per una gara del Gonfalone, campione di atletica nei 400 metri ad ostacoli, quando fu contattato si mostrò subito disponibile, anche se non si rendeva conto effettivamente a quale tipo di gara doveva partecipare. Ricordo che il primo anno in cui si presentò ad Arpino, ospite di Virgilio e Pierpaolo Iafrate, diede subito la sensazione di poter realizzare qualcosa di magico. Già nella “provaccia” nel percorso alternativo nei pressi della piscina comunale, mostrò le sue grandi capacità atletiche e l’immediata familiarizzazione con la carriola (all’epoca con ruota di gomma e sacchetto di cemento come zavorra), nella gara infatti fu eccezionale e vinse con un distacco abissale sugli altri concorrenti. I festeggiamenti che seguirono sono indimenticabili, era la prima volta che il Ponte vinceva la gara della carriola. Ricordo che il secondo anno, anche le altre contrade furono costrette a prendere degli atleti di atletica per contrastare il nostro mito, ma non ci furono rivali, Giorgio, vinse la gara in assoluta scioltezza, quasi senza impegno, controllando gli avversari a suo piacimento, dimostrandosi una vera forza della natura, con una intelligenza tattica da fare invidia. Grandissimo. Il nostro quartiere quell’anno dominò l’edizione del gonfalone vincendo cinque gare su sei, Giorgio fu protagonista dei festeggiamenti fino a tarda notte. Il terzo anno, fu la prova della verità, l’Arco la contrada storicamente rivale del Ponte, riuscì a contattare un campione dei 400 metri piani “Campana”, si prefigurava una gara al fotofinish. Giorgio, ormai ospite fisso nei giorni antecedenti il Gonfalone di Virgilio e Pierpaolo era tesissimo, la sua tensione fu subito trasmessa ai contradaioli nei cui occhi si leggeva la sensazione della sconfitta. Nella prova sul percorso ufficiale di Corso Tulliano, Campana aveva svolto la gara meglio di Giorgio di un secondo, le prove di solito erano molto indicative e tutti i contradaioli si strinsero con calore ed affetto intorno al nostro atleta rincuorandolo per la gara della domenica, ma soprattutto invogliandolo a dare il massimo di se stesso, perché per il Ponte quella gara poteva essere decisiva per la vittoria finale. Dopo la prova, ricordo che furono tre giorni molto particolari per Giorgio, che si chiuse in se stesso come mai aveva fatto negli anni precedenti, nella ricerca della massima concentrazione, era scorbutico, distaccato, assente, non aveva gradito quell’atmosfera negativa del Paese nei suoi confronti, tutti lo avevano già dato per sconfitto, nonostante avesse dominato la gara nei precedenti anni. Aveva una voglia matta di smentire tutti. La domenica del Gonfalone, preparò la gara in modo a dir poco perfetto, anche per l’esperienza acquisita e dopo un lunghissimo riscaldamento si presentò al via, la gara fu entusiasmante un testa a testa con Campana fino a “Pallisco”, ma come dice il proverbio quando la strada si fa dura i duri vengono fuori, ecco che il nostro Giorgio con una progressione fantastica, con tutta la potenza, lo sforzo e soprattutto il cuore, vince la gara per il terzo anno consecutivo facendo esplodere di gioia la curva giallorossa dei tifosi, che lo sommersero letteralmente di abbracci e lo portarono in trionfo. Nonostante distrutto dalla fatica era felice e raggiante aveva “suonato” l’avversario e dai suoi occhi di ghiaccio uscirono lacrime di gioia e felicità per una vittoria strepitosa.
Per un grave infortunio non poté più partecipare alle gare, ma per noi del Ponte rimarrà sempre un mito, con il cuore giallorosso.
L’anno del dragone: LIMITED EDITION
di Matteo Battista
Secondo il calendario cinese questo è proprio “l’anno del dragone”, simbolo di buon auspicio! Da qui è stato preso lo spunto che ha dato il via alla realizzazione della t-shirt (ancora più particolare e criticata del solito), dedicata soprattutto ai ragazzi e simpatizzanti del quartiere. Si è voluto quindi associare la grandezza, la magnificenza, la bellezza, la storica imponenza del dragone al nostro altrettanto amato quartiere, a dimostrazione che dietro una semplice maglietta c’è sempre e comunque un’idea. A tal proposito invitiamo i giovani creativi del ponte a proporre per i prossimi anni idee e suggerimenti, in modo che si possa continuare la tradizione (che ci contraddistingue) di voler dare ad ogni nuovo “gonfalone” un tocco particolare. Questa filosofia non morirà mai finché saranno presenti le idee e i buoni propositi. Invece, ai “vecchietti” del quartiere (e non solo) promettiamo al più presto una maglietta “classica”. FP
Il tempo non cancella le emozioni
di Enrico Quadrini
Il tempo passa ma nulla può contro i ricordi che puntualmente tornano a rispolverare cosa siamo stati, cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo dato.
Arpino, le sue tradizioni, le sue strade, i suoi vicoli, la sua storia passata ma anche recente che ci ha formato e ci ha visto crescere dentro le nostra famiglie naturali e dentro i nostri quartieri. Una famiglia, il Quartiere, che tutto ci ha dato e che abbiamo ritenuto di dover ringraziare non solo respirando la sua aria ma particolarmente portando alto il suo nome, i suoi luoghi più caratteristici , la sua gente, i suoi caratteri, di cui siamo andati e siamo sempre fieri in quanto tutto ciò che è suo è nostro e viceversa.
Il Quartiere Ponte, e in particolare il Gonfalone, che lo ha esaltato e lo ha fatto, in alcuni momenti, piangere; che lo ha proiettato nei primi posti delle classifiche ultratrentennali estive e lo ha anche intristito; che ha fatto gridare il suo nome da centinaia di voci e lo ha fatto sussurrare dai contradaioli delusi: di questo mi si è chiesto di riportare alla memoria.
Si cresce e si matura; si riflette più compiutamente e si tralasciano determinati atteggiamenti faziosi del periodo giovanile: ciò che non si perde e non si può dimenticare, però, sono i visi di Gino, Mario, Mauro, Adalberto, Gianni, Enzo, Maurizio, Paola, Anna, Grazia, Egidio, Mariella, Rosalba, Gianfranco, per citarne solo alcuni; le serate e le nottate passate in lieta compagnia a fare progetti, ad allestire ed a preparare le gare in Piazza Gioacchino Conti, Via Vittoria Colonna, via Santopadre, le abitazioni delle famiglie Carfagna e Iafrate nella più completa gioia e spensieratezza accontentandosi di poco ma dando tanto di noi stessi. Cosa è oggi tutto questo? Un abbraccio. Un abbraccio che coinvolga e stringa tutti quanti, anche e particolarmente chi non è più tra noi fisicamente ma che il nostro essere non può dimenticare.
Da adesso si fa sul serio!
di Massimo Mastroianni
Cari lettori, esprimo innanzitutto il più vivo ringraziamento per gli attestati di gradimento che avete manifestato in occasione del primo numero del nostro giornale. E’ stata per noi una grande soddisfazione essere avvicinati non solo dai contradaioli del Ponte ma anche da persone non certamente vicine ai colori giallorossi e ricevere sincere congratulazioni per l’iniziativa intrapresa. Ovviamente non abbiamo incassato soltanto elogi e rallegramenti ed è per questo che d’ora in avanti cercheremo di guadagnarci l’interesse e la stima anche dei più critici, sempre nel rispetto degli avversari e di chi si impegna con dedizione nell’organizzazione del Gonfalone. Dopo questa dovuta premessa, vi anticipo i principali contenuti che caratterizzano questo numero al fine di trasmettervi un po’ del nostro entusiasmo ed esortarvi alla lettura di tutti gli articoli proposti. In particolare, come nel numero precedente, abbiamo ripercorso molte tappe del passato e portato alla vostra attenzione alcune tra le principali figure che hanno scritto pagine indimenticabili della nostra storia. L’interesse non è stato rivolto soltanto agli aspetti agonistici ma anche a tutto quanto ruota intorno alla tradizione ciociara, alla promozione ed alla conoscenza del quartiere Ponte. Ma com’è ovvio, apprestandoci al Gonfalone, una grande pagina è stata riservata ai concorrenti che da mesi si stanno preparando per difenderci sul percorso di gara e sul palco del tiro. Ed è per questo che abbiamo voluto inserire un allegato al fine di presentarveli tutti, anche quelli che forse, per quest’anno, non troveranno spazio nella squadra ma che sicuramente lo avranno nella nostra riconoscenza e nel nostro affetto. E’ giusto che li conosciate da subito ed, incontrandoli, possiate far sentir loro il vostro calore, perché, forse, ancora non conoscono di cosa sia capace il forte abbraccio del Ponte. Vi assicuro, sono persone speciali e si stanno allenando da veri professionisti ed al di la dei risultati che otterranno, difenderanno con onore i nostri colori. Si, questo è il nostro primo obiettivo, combattere metro dopo metro, istante dopo istante, senza cedere neanche un centimetro all’avversario, pronti a rendere merito al vincitore ed al vinto. Noi siamo fatti così. All’interno dell’allegato abbiamo pensato di inserire anche una sezione tutta dedicata alla nostra sagra al fine di promuoverne la proverbiale bontà dei piatti, la cordialità degli organizzatori ed il clima di festa e tradizione che vi si respira. Termino esprimendo un sincero in bocca al lupo agli avversari e dando a contradaioli e simpatizzanti appuntamento alla zona “Togo” il giorno del Gonfalone per urlare con voce sempre più decisa FORZA PONTE! Buona lettura a tutti e “Glorior Me Pro Ponte Esse”.
