Pasquale Rotondi: l’amore per l’arte
Storia, arte, cultura
eventi, personaggi e pezzi di storia correlati al Quartiere Ponte
a cura dell’Associazione Effatà
Con il presente articolo intendiamo dare notizia, ai nostri lettori, di un prossimo importante evento culturale che sarà promosso il 29 Aprile ad Arpino, presso la Fondazione Umberto Mastroianni, in Palazzo Boncompagni.
Si tratta del convegno “PASQUALE ROTONDI: L’AMORE PER L’ARTE”, organizzato per rendere omaggio pubblico ad un illustre cittadino arpinate, che si è distinto, durante la seconda guerra mondiale, per la sua inestimabile opera di salvataggio di numerose opere d’arte italiana.
La giornata di commemorazione, nata da un’idea dell’Associazione Effatà, sarà organizzata dal Comune di Arpino, in collaborazione con la Fondazione Mastroianni, il Comune di Sassocorvaro e la Comunità Montana di Montefeltro.
La manifestazione sarà articolata in due momenti, nei quali sono previsti interventi delle autorità Locali e del Montefeltro, di prestigiose personalità rappresentanti il mondo dell’arte e della cultura, testimonianze di familiari ed amici.
Sarà, inoltre, apposta una lapide presso la casa natale di Pasquale Rotondi, sita in Corso Tulliano, e quindi nel nostro Quartiere.
Si procederà, presso la sala S. Carlo, all’apertura della mostra allestita con le riproduzioni di alcune tra le più famose opere d’arte salvate da Pasquale Rotondi.Vale la pena di sottolineare che lo straordinario impegno e coraggio di Pasquale Rotondi trova un costante riconoscimento in occasione del Premio “ai Salvatori dell’Arte”, che è stato a Lui intitolato, manifestazione che si svolge ogni anno a Sassocorvaro (PU), dove sorge la Rocca Ubaldinesca, uno dei luoghi in cui vennero conservati da Pasquale Rotondi numerosi capolavori. Il Premio internazionale, articolato in quattro sezioni (Marche, Italia, Europa, Mondo) e un Premio speciale della Giuria, è assegnato ogni anno ai protagonisti di oggi, in ogni parte del mondo, di esemplari azioni di salvataggio del patrimonio artistico. La vicenda di Pasquale Rotondi, infine, è arrivata al grande pubblico attraverso la trasmissione sui canali Rai (l’8 giugno 2005 su Rai Tre e il 13 giugno 2005 su Rai Due) del docudramma “La lista di Pasquale Rotondi” regia di Giuseppe Saponara, prodotto da Rai Educational e dalla Comunità Montana di Montefeltro, per la serie “La storia siamo noi”. A tale film, in occasione del II Festival di Palazzo Venezia sui film d’arte (Roma 26 maggio – 5 giugno2005), è stata assegnata la Targa Presidente della Repubblica per il miglior documentario sull’arte italiana.
Vita:
Pasquale Rotondi, nato ad Arpino nel 1909, studioso d’arte, dal 1939 soprintendente di Urbino.
Finito il conflitto, rimane in Urbino fino al 1949, poi è soprintendente a Genova.
Dal 1961 al 1973 è direttore dell’Istituto Centrale del Restauro a Roma.
Nel 1973 è consulente del Vaticano per il restauro della Cappella Sistina.
Rotondi muore a Roma nel 1991, all’età di 81 anni; pochi giorni prima era salito sui ponteggi per controllare i lavori sul Giudizio Universale.
Operazione Salvataggio:
Pasquale Rotondi, nel periodo in cui è soprintendente di Urbino, riceve da Roma l’ordine di dirigere “l’Operazione Salvataggio” al fine di salvare i tesori dell’arte italiana dalla “razzia nazi-fascista”.
Con grande responsabilità e coraggio affronta i pericoli legati a tale operazione, tanto da poterlo considerare uno Schindler tutto italiano: dopo aver individuato come ricovero sicuro la Rocca di Sassocorvaro, in essa custodirà per 5 anni, 3 mesi e 8 giorni, fino alla fine della seconda guerra mondiale, circa 10.000 opere di valore universale, tra le quali: tre opere del Giorgione (tra cui la Tempesta), ben ventitré di Giovanni Bellini, dodici del Tiziano, tutte le Storie di S. Orsola del Carpaccio, due del Mantegna, Raffello, Piero Della Francesca (la Flagellazione e la Madonna di Senigallia), la predella del Corpus Domini di Paolo Uccello, le tele del Crivelli, da Jesi, le opere del Lotto e da Fermo il Rubens, quindici del Tintoretto, quadri del Tiepolo, di Memling, tutto il medagliere e tutta la raccolta di bronzetti della Ca’ d’Oro, capolavori provenienti dai Musei veneziani e milanesi, oltre a due casse di spartiti originali di ROSSINI.
ERCOLE SUSPANCE
Tutti portiamo nel cuore le immagini piu’ belle di oltre trent’ anni della nostra gloriosissima storia.
Nei nostri occhi c’è stata la commozione di chi ha vinto ; le nostre corde vocali hanno vibrato fino a non poterne piu’, i nostri abbracci sono stati la reale testimonianza dei momenti piu’ felici.
In questo tourbillon di surreali sensazioni non si poteva tralasciare la tua figura…amico caro da sempre, presente ogni qualvolta che quel rosso e quel giallo hanno chiamato senza volere mai nulla in cambio.
Si sta parlando proprio di te, grande ERCOLE, figura storica di quella curva che in ogni momento ci ha regalato emozioni magiche.
Chi potrà mai dimenticare la salita del corso deserta ad un minuto dall’inizio delle gare con te che facevi da padrone, con la mano destra alzata e quel canto a squarciagola:<< LALALLALALLALLALA – PONTE- PONTE !!!!>>
Non potevamo proprio lasciarti nel cassetto ERCOLE, simbolo importantissimo della tradizione ultrà giallorosa, indispensabile anello di congiunzione tra la “VECCHIA GUARDIA” e l’attuale “FRANGIA OSTILE”.
<> Impensabile !
Tutti ci auguriamo che i ragazzi della curva prendano esempio da te che hai fatto grande la storia del nostro quartiere, ma soprattutto speriamo che il tu sia sempre nella zona “togo” con o senza la tua “pelata”!
Ancora una volta: – grazie ERCOLE !
1971:LA STORIA SIAMO NOI, NESSUNO SI SENTA ESCLUSO!
LA VECCHIA GUARDIA
Gianfranco
Come potevamo inaugurare la pubblicazione di questo giornale senza dare spazio ad una delle persone più rappresentative del nostro quartiere: il caro ed indimenticato Gianfranco. Amico di tutti, soprattutto dei bambini, ha rappresentato uno dei riferimenti principali del Ponte sin dagli inizi del Gonfalone. Il suo impegno si manifestava in ogni momento della manifestazione, lo vedevi rosso sotto il sole e seduto sul muretto a formare le ciociette e salutare chiunque incrociasse il suo sguardo. Un altro giorno era lì a preparare la Marianna, indimenticata bambola di compensato e carta velina che realizzava insieme ad Anna e Paola e poi portava in sfilata, nascondendosi sotto la sua gonna e facendola incedere con quella andatura altalenante che solo chi l’ha vista può ricordare. A volte portava in corteo la Marianna subito dopo la sagra di quartiere e la incendiava in segno di buon auspicio; era così che si coloravano di rosso i volti dei bambini ed il calore del rogo si trasferiva nel loro cuore accrescendo l’affetto per i colori giallorossi. Ma Gianfranco era tante altre cose ancora, era colui che partiva per lidi lontanissimi a pesca di gamberetti per la sagra. Ritornava sempre con un buon bottino ed era orgoglioso di mostrare a tutti la sua abilità ed i confini del suo amore per il Ponte. Gianfranco si impegnava nella questua: solo chi l’ha visto all’opera può capire come fosse ben voluto dai contradaioli; la generosità e l’ospitalità che manifestavano nei suoi confronti non si è più ripetuta dopo il suo addio. Gianfranco pensava e realizzava gli addobbi del quartiere e non rinunciava mai a prender parte alla sfilata, sempre accompagnato da belle ragazze che la sua signorilità teneva vicine. Gianfranco era la raccolta della conserva e dei prodotti alimentari per la sagra, Gianfranco era colui che si frapponeva a Bruna e la via delle Volte durante la corsa degli asini. Gianfranco era l’orgoglio, il tifo, il senso di appartenenza, l’impegno, la sensibilità, Gianfranco era il Ponte. Non dimenticheremo mai il suo accento nordico che si distingueva dal nostro durante i balli e le canzoni ciociare a cui sempre prendeva parte, non dimenticheremo mai la sua fierezza nel dire “sono del Ponte”, non dimenticheremo mai il suo impegno assiduo e spontaneo. Ed è per questo che siamo chiamati a difendere i nostri colori anche per lui, perché lui un Ponte stanco ed abbattuto non lo avrebbe voluto vedere mai, mai.
Grazie per tutto, contradaiolo Gianfranco.
Il Pontificatore…Il Ponte, l’Arco e il Gonfalone
di Mario La Pietra
La frase che più frequentemente si sente durante le gare del Gonfalone è: . Queste parole le sentite pronunciare da quasi tutti i contradaioli, soprattutto delle altre contrade partecipanti e quasi mai dai diretti interessati che, anzi evitano con malcelata disinvoltura, di parlare gli uni degli altri. Tutti in sostanza che siano del Vallone o del Colle, di Civita o del Vignepiane si interessano anche dell’eterna sfida tra le due contrade nemiche oltre che delle sorti della propria, poiché, anche se mai nessuno lo ammetterà apertamente a causa dell’indolente snobismo ed anche un po’ per invidia tipici degli arpinati, il Gonfalone è stato, è ed io credo sarà sorretto dalla rivalità tra Ponte e Arco. Le vittorie delle altre contrade, seppur numerose e meritate, non suscitano interesse e commenti come la sfida Arco-Ponte. L’argomento principale dell’estate arpinate, durante le estenuanti attese sotto il sole di luglio o le lunghe notti d’inizio agosto, è diventato quasi non importano i tempi dei concorrenti delle altre quattro contrade, oppure . Insomma, appare del tutto evidente anche ai meno obiettivi, che il successo della manifestazione, anche se circoscritto, lo si deve al dualismo Arco-Ponte; ormai nessuno più ricorda perché sia nata questa rivalità, anzi le varie versioni dei fatti ormai sanno di leggenda, quasi di mitologia, i racconti sono ormai (eppure stiamo parlando solo di trentasei anni fa) confusi, variegati e poco credibili. La verità è che i contradaioli dell’una e dell’altra parte non si sopportano perché sono molto simili ed è molto simile il modo di concepire il Gonfalone. Ci sono, tra i contradaioli delle due parti, alcuni che pensano alla cannata o alla staffetta quasi 365 giorni all’anno, seppure nelle loro diversità – l’Arco preferisce prendere i migliori concorrenti scoperti dalle altre contrade, mentre il Ponte in genere preferisce far crescere tra i giovani i propri concorrenti, salvo poi farseli soffiare – eppure li accomuna il forte senso di appartenenza, l’attaccamento ai colori e la passione, sì la passione infinita che hanno per le proprie contrade, tanto da sfiorare quella dei contradaioli di Siena, e non sembri una esagerazione. Ad un più attento esame, infine, ci si accorge che il confine tra lo scontro continuo ed una segreta ammirazione degli uni per gli altri, e molto sottile anche se inconfessabile. Io credo che non sia lontano il giorno in cui i contradaioli dell’Arco e del Ponte prenderanno coscienza che il Gonfalone, tutto il Gonfalone e forse anche ciò che resta dell’Estate arpinate, continua a vivere grazie a loro stessi e al loro impegno e che, quindi, sono loro che potranno e dovranno dettare le regole del gioco, alleandosi (sì, avete letto bene ALLEANDOSI come, ad esempio, hanno fatto nel calcio la Juventus ed il Milan) per tutto ciò che riguarda l’organizzazione generale della manifestazione e non certo per ciò che riguarda la parte agonistica e gli altri, vedrete, non saranno poi così contrari, tranne qualche lamentela di facciata in piazza, per far contenti i propri contradaioli, tutti in fondo sono consci che questa è la realtà. E’ solo una questione di tempo e di ricambio dirigenziale ma sarà inevitabile se vogliamo che il Gonfalone continui. I concorrenti del Ponte e dell’Arco continueranno a battersi per vincere e per non far vincere l’altro, i contradaioli continueranno ad odiarsi e insultarsi per tutto l’anno e sentiremo ancora dire
L’ANGELO CON LA CANNATA
di Cristiano Sciucca
Come sulle note di una bella melodia. È un piacere vederla salire lungo il Corso con quello strano oggetto sulla testa che quasi tiene il ritmo di musiche che solo lei può percepire ma che in un certo senso ci trasmette, ci coinvolge, tale la forza di un gesto atletico che si armonizza con la tecnica, l’equilibrio e lo stile del suo incedere.
La storia, la sua storia di atleta del Ponte, ha avuto inizio sette anni fa, quando in un piovoso pomeriggio di giugno sotto un portico ha fatto “conoscenza” con una cannata….ed è stato amore a prima vista, alchimia di un sodalizio che prometteva successi.
Alessia Rea è stata l’onda d’urto che ha stravolto il modo di concepire la gara simbolo del Gonfalone, che, attraverso le sue vittorie, ha contribuito in maniera notevole a trasmettere alle giovani di Arpino la voglia di apprendere un’arte calcificata nella quotidianità delle nostre nonne ed a renderla moderna, giovane, ambita.
Lo straordinario livello competitivo che ha assunto la gara della cannata in questi ultimi anni, nonché la splendida introduzione al DVD ufficiale realizzato in occasione della XXXV edizione del Gonfalone (Ed. Ciociaria Turismo, realizzazione a cura di Luciano Rea, n.d.r.) che ha visto protagoniste ben cinque giovanissime concorrenti di altrettante contrade, tutte competitive, tutte accomunate dalla passione per la stessa disciplina, ne è a mio avviso la riprova più evidente.
Debutta in gara nel 2000 salutando il nuovo millennio con una splendida vittoria, resa ancor più importante dall’aver superato la strafavorita e forte Natalia, sino a quel momento vero mostro sacro della disciplina che lungo gli anni novanta, con i suoi incontrastati successi, aveva contribuito a far “scendere” al Vallone diversi Gonfaloni. Alessia non la vede nemmeno, parte prima ed arriva prima.
Nasce un fenomeno, perché una ragazza così giovane che porta la cannata a quella maniera non si era mai vista, perché una che corre a quel modo con dodici chili sulla testa non si incontra proprio tutti i giorni. I contradaioli più “maturi” già la paragonano ad Angela, indimenticata atleta degli anni ottanta, ed il parallelo non è peregrino dato che Alessia da quel momento non si ferma più.
A quella del 2000 si aggiungono infatti altre tre vittorie consecutive nel 2001, 2002 e 2003, tutte con distacco, tutte dominando, tutte sempre nel rispetto delle avversarie cui non fa pesare la schiacciante superiorità.
Sicuramente un dono di natura quello di Alessia, ma anche e soprattutto il frutto di lunghi allenamenti, di pomeriggi spesi tra le strade di Arpino mantenendo l’equilibrio e schivando birilli tra lo stupore del passante di turno.
Sì, perché il giorno del Gonfalone è solo l’atto finale di una preparazione che può durare anche un anno intero, tra alti e bassi, voglia di vincere, voglia di molare tutto.
E allora eccola Alessia, la vediamo sotto quel portico tentennante contare i secondi che riesce a tenere fermo sulla testa quel grosso “vaso”, la vediamo alla prima esperienza che corre sul percorso stando attenta a far strada alla cannata ufficiale di quell’anno, che però mai la supererà.
Eccola che frantuma tutti i record fermando il cronometro ad 1 min. e 03 sec., eccola che fatica sotto il sole di vacanze sacrificate in nome di un impegno preso e di un sogno da realizzare; lo stesso che abbiamo tutti noi del Ponte e che attraverso le sue gesta sportive abbiamo in parte conquistato, perché vederla salire lungo il Corso e vincere e tenere quei colori davanti a tutti è un’emozione indescrivibile.
Ma ciò che ci preme maggiormente sottolineare nel raccontare Alessia Rea non è tanto l’aspetto prettamente agonistico, le vittorie, queste sono sotto gli occhi di tutti ed il suo nome risalta tra le pagine più belle del Palio che tanto amiamo, quanto invece la persona….la contradaiola.
Noi che l’abbiamo frequentata spesso nel corso di questi anni abbiamo conosciuto una ragazza sempre solare ed allegra, tenace, seria e disponibile con tutti. L’impegno che ha profuso negli allenamenti e nelle ansiolitiche prove sul percorso è pari alla voglia e l’amore che ha sempre messo nel vivere al 100 % il suo quartiere.
Chi vi scrive ha avuto il piacere e la soddisfazione di prepararla per il Gonfalone e penso di interpretare il pensiero di tutti coloro che prima e dopo di me l’hanno seguita, da Daniele D’Aguanno a Luca Rea Palma, da Luca Rea a Maurizio Rea, nel dire che Alessia è l’atleta e la persona che ogni allenatore vorrebbe avere a sua disposizione.
Queste poche righe non devono essere interpretate affatto come un doveroso omaggio ad una ex grande atleta ma, in questo primo numero del nostro giornale, rappresentano soltanto la modesta delineazione di un personaggio straordinario del Ponte, le cui tracce spero possano esser seguite da tutte quelle giovani che intendono intraprendere la stessa grande avventura sportiva.
Attualmente Alessia ha momentaneamente smesso i panni dell’atleta e sta mettendo la sua esperienza a disposizione delle ragazze che ne hanno raccolto il testimone, nell’ottica di un ambizioso progetto che dovrà portare ad un’alternanza di “angeli con la cannata” .
Quindi aspettatevi presto il suo ritorno sulla pista, perché non ha ancora finito di regalarci vittorie e soprattutto, la forte emozione di vederla ballare con quello strano oggetto sulla testa sulle note di quella speciale melodia che solo lei può ascoltare.
Timoteo Martino … e l’oscar va al PONTE
di Marco Parravano
In tanti anni di Gonfalone, dopo tanti tentativi di rendere la manifestazione più interessante, di quanto ovviamente già non lo sia a livello agonistico, finalmente le cose sembrano cambiare. Quello che in passato, troppo spesso, è stato solo un pretesto per riempire gli spazi vuoti, di Arpino e della giornata del Gonfalone, ora aspira ad essere un momento fondamentale del Gonfalone stesso. Parliamo dell’angolo caratteristico o, per essere più attuali, del momento folkloristico. Eh sì, perché la bellezza di questa nostra terra non può essere incorniciata nei dispersivi limiti di un angolo, ma deve poter essere iniettata nei cuori e nelle menti degli spettatori mostrando loro veri momenti di vita ciociara. Il Ponte, come nel caso della reintroduzione dei corpi di ballo domestici, ancora una volta funge da pioniere in questa iniziativa. Ma cos’è il folklore ponticiano senza la sua anima motrice? Cos’è il Ponte senza Timoteo Martino? Spinto da un istinto creativo insaziabile, forte di decadi e decadi di esperienza nel mondo dell’utensileria, Timoteo Martino ha rivoluzionato gradualmente il concetto di momento folkloristico. La prima volta ci ha mostrato come fare le ciocie…e scusate se e poco. Poi, nel ruolo di “conciaccallare” ci ha insegnato come non buttare via niente…neanche i piatti rotti. Durante la scorsa edizione del Gonfalone ci ha commosso, celebrando l’amore di due giovani ciociari nel loro matrimonio. E’ sufficiente dare un’occhiata ai filmati ufficiali dell’ultima edizione per rendersi conto della magia che è stata creata nei laboratori del signor Timoteo. Sulla suggestiva scalinata della chiesa sconsacrata di San Carlo, e negli spazi antistanti, l’alba di una famiglia ciociara ha illuminato centinaia di spettatori emozionati. Costumi, usanze e degustazioni hanno fermato per circa mezz’ora un’intera cittadina che alla fine ha esultato festante, come ad un vero matrimonio. Con le parole, è difficile trasmettere a chi non era presente il silenzio e la pseudo-solennità che le scenografie firmate da Timoteo Martino hanno saputo imprimere al momento. Basti pensare che il ponticiano dell’anno 2005 ormai ha a disposizione un’intera squadra di collaboratori e apprendisti che ai primi giorni d’estate lo raggiungono presso la sua officina per completare un lavoro iniziato personalmente già molti mesi prima. Vincenzo Macioce, Riccardo Bianchi, Stefano Iannazzi, sono alcuni tra i collaboratori di questa importante iniziativa ponticiana. E quest’anno? Cosa dobbiamo aspettarci? Sappiate che Timoteo è già all’opera per abbattere i record conquistati lo scorso anno, ma per ora non possiamo anticiparvi proprio nulla. Arriverà il “momento”…
L’angolo della cucina
di Alessandra Mastroianni
Gentili lettori, in questo primo appuntamento con l’angolo della cucina siamo lieti di presentarvi la ricetta di un dolce tipico della nostra tradizione culinaria che, con il suo profumo aromatico ed inconfondibile, ci ricorda l’imminente arrivo delle festività pasquali. Si tratta della Pigna, un’invitante delizia con i canditi, gradita da grandi e bambini, apprezzata durante i pasti ma anche durante la colazione ed a merenda. I più tradizionalisti la accompagnano con un buon bicchiere di vino locale anche se con un passito di qualità trova la sua migliore esaltazione. Se ne fanno di alte e di basse, di compatte o spugnose, decorate con i confettini colorati o semplici, ma sempre caratteristicamente arpinati.
Ingredienti per realizzare una buona Pigna:
Ingredienti:
1Kg farina
6 uova
2 cubetti lievito
400g zucchero
70g burro
1 bicchiere olio
2 bicchieri di latte
1 bicchiere di Vermuth
Ciliegine, cedro, anice a piacere
Procedimento:
Impastare 350g di farina con 2 uova e i 2 cubetti di lievito e poi lasciar ricrescere il tutto in luogo caldo. Aggiungere quindi il resto degli ingredienti sempre impastando energicamente. Versare l’impasto in due testi piccoli o uno grande precedentemente imburrati e infarinati, quindi far di nuovo ricrescere e poi cuocere in forno ad una temperatura di 170° per 45 minuti. Quando le pigne sono cotte, toglierle dal forno, cospargere la parte superiore con albume battuto e confettini colorati. Infornare di nuovo per altri 5 minuti e … buon appetito!
Il grande “Peppone”
di Renato Rea
Tra i tanti protagonisti del Gonfalone un posto di assoluto rilievo spetta a Giuseppe Di Sabatino, più conosciuto con il nome di “Peppone”, che ha partecipato alle edizioni del tiro alla fune agli inizi degli anni ottanta.
Il gigante pescarese, alto mt.1,80 e del peso di Kg.140, purtroppo deceduto, ha entusiasmato la nostra tifoseria non soltanto per la sua forza dirompente e… trascinante, ma anche per la sua simpatia e per il suo calore umano.
Anche i contradaioli avversari si divertivano a stuzzicarlo e lui si prestava volentieri al gioco degli sfottò, andando fiero della sua appartenenza ai colori giallorossi.
Quando l’ho conosciuto ho avuto subito l’istinto di parlargli del Gonfalone e del nostro quartiere per indurlo a venire a partecipare alla gara del tiro alla fune. Si è subito entusiasmato all’idea e si è preoccupato di coinvolgere altri suoi amici di Pescara, di Ripa Teatina e di Francavilla al Mare, rendendoli entusiasti del grande progetto di battere l’Arco, che anche in quegli anni in cui non c’erano limiti di peso per i tiratori della fune, stravinceva questa gara dall’alto della prestanza fisica dei suoi atleti.
Ricordo che il primo anno in cui si presentò ad Arpino, il quartiere Ponte non era molto competitivo, e proprio nella gara del tiro alla fune avevamo dovuto registrare la defezione dei nostri tiratori di Agerola (Napoli) i quali, campioni italiani della specialità ma a peso determinato, erano stanchi di venire ad Arpino dove puntualmente venivano battuti dall’Arco, che poteva contare su un centinaio di chili di vantaggio.
L’arrivo di Peppone ha stravolto le gerarchie della gara. Il primo anno il Ponte, deluso per i risultati nelle altre gare, trovò insperata soddisfazione proprio nella gara di Peppone. Anche negli anni successivi sono arrivate grosse soddisfazioni, fino ad un epilogo amaro determinato da incomprensioni interne che spinse i nostri atleti a battere l’Arco ma a perdere le successive più facili tirate.
E’ quindi finita nel peggiore dei modi la storia di una squadra di tiro alla fune che ha dimostrato, anche nell’anno della sconfitta, la sua superiorità sugli avversari. Ancora ricordo l’amarezza di Peppone nel constatare che lasciava il Gonfalone non perché battuto da tiratori più forti, ma solo da strane beghe che hanno rovinato il giocattolo.
Avendo frequentato Peppone al di fuori dell’aspetto agonistico, potrei narrare di moltissimi episodi. Mi limito a ricordare solo la sua passione per il Ponte che si manifestava nell’ospitare chiunque si presentasse a Pescara dichiarando di essere “ponticiano” (pranzi e visite della città erano assicurati a sue spese) o nel portare doni ogni qual volta veniva ad Arpino (cassette di vini, cassette di uva, dolci abruzzesi). Basti solo ricordare che il secondo anno si presentò ad Arpino con la sua squadra vestito di giallorosso con la scritta Ponte ben visibile sulle magliette, che poi per tutto l’anno esponeva insieme a varie fotografie in un bar sito nella centrale Porta Nuova di Pescara, in modo che gli avventori potessero conoscere la nostra manifestazione.
Il gigante buono aveva una forza esplosiva, derivante dalla sua mole fatta di muscoli (era stato giocatore di rugby), che lo rendeva imbattibile nell’uno contro uno. Credo si possa dire che nella specialità del tiro alla fune Peppone è stato il numero uno in assoluto, tanto da essere temuto ed omaggiato anche dai nostri avversari.
Ma, al di là dei risultati ottenuti, restano nella memoria il suo carattere accattivante e la sua sincera passione per i nostri colori, di cui si potrà parlare dettagliatamente nei prossimi numeri.
La forza del cuore!
di Davide Palleschi
Questa è una lettera aperta a tutti quelli che si sentono ponticiani. O semplicemente dicono di esserlo…
Tutti sappiamo quanto sia duro tenere alta la concentrazione e conservare le giuste motivazioni quando i risultati non rendono giustizia agli sforzi profusi. E’ facile scoraggiarsi, imprecare contro il destino e abbandonare la sfida. Ma non è così che cambieremo la nostra storia….
Difficile è invece impegnarsi in prima persona, fare le cose con costanza e serietà, anche le più umili, quelle senza visibilità e senza pubblico applauso. Difficile per molti è discutere e confrontarsi, parlare con franchezza e rispetto, per capire insieme dove si è sbagliato e cercare un modo per non ripetere gli errori. Si finisce per criticare e fare polemica, accusando senza far proposte o, peggio, proponendo di cambiare tutto. Ma non si può ripartire sempre da zero…
Tutto questo è inutile. Le chiacchiere stanno a zero. In tutto questo ci dimentichiamo troppo spesso di essere noi il Ponte. Siamo singole persone e siamo parte di una organizzazione: il direttivo, i contradaioli della sagra, balletto e figuranti, il tifo, gli atleti ed i loro allenatori. Perché il Ponte ha tante anime, diverse nel numero e nella composizione, diverse nei ruoli e nelle responsabilità, ma ugualmente indispensabili. Non dimentichiamolo mai. La sfida che dobbiamo affrontare, se veramente teniamo al nostro Quartiere e non vogliamo solo parlarne al bar, è trovare il nostro spazio. C’è tanto da fare, tutto l’anno, ad Arpino e da lontano. Anche solo pensare e proporre è un aiuto utile al Ponte. La forza del Ponte è che se si ha qualcosa da dire, c’è qualcuno che è pronto ad ascoltare. Non ci sono piedistalli, ma solo persone che collaborano. E che cercano collaborazione. Nessuno può pensare che saremo 1000 contradaioli quando ci sarà da festeggiare e una manciata di persone quando c’è da lavorare! Così non festeggeremo mai…
Il Ponte ha bisogno di te. Ha bisogno di entusiasmo e costanza. Mettici la forza del cuore. Io sono sempre fiero di essere del Ponte.
Il Ponte: un amore senza confini
di S. C.
Tanti anni senza vittorie non hanno in nessun modo scalfito l’amore infinito che noi tutti proviamo per il Ponte. Tante speranze rimaste vane, tante delusioni non hanno fatto altro che accrescere, se possibile, ancor di più la nostra passione per i colori giallorossi. I tanti sfottò subiti, che d’altra parte fanno parte di quel mondo perverso e al tempo stesso affascinante che è il Gonfalone, invece di farci demoralizzare, come forse qualcuno sperava, hanno avuto l’effetto di accrescere in noi la consapevolezza che l’alloro tanto agognato tornerà tra di noi. Si, tornerà tra le nostre mani: questa è una certezza che nessun lumino, cartolina o “pacco regalo” potrà in nessun modo intaccare. Mai.
Rischiando di peccare di presunzione, mi permetto di proporre ai nostri lettori un paragone forse un po’ azzardato, con un mondo del tutto diverso e sicuramente molto più importante del “nostro”, la Formula 1. La Ferrari è stata senza vincere un titolo mondiale piloti dal 1979 al 2000. In questi ventuno anni è stata molte volte ad un passo dal trionfo, che tuttavia è sempre sfumato per mille motivi. Ma, nonostante non vincesse da una vita, la Ferrari è stata sempre il centro d’attrazione del circus, perché era ed è la storia della Formula 1. Il Ponte è sicuramente un pezzo importante, oserei dire fondamentale, della storia del Gonfalone e, nonostante non vinca dal 1984, è sempre uno dei protagonisti principali.
Il Ponte è la vera Ferrari della nostra manifestazione, altri possono solo illudersi di esserlo.
Non contano le stelle cucite sul petto…
Il Perché di un giornale
di Massimo Mastroianni
Cari contradaioli e simpatizzanti del Ponte, è con vero piacere che raccolgo il privilegio di inaugurare questo periodico, tutto dedicato alle vicende, alla storia ed alla vita della gente giallorossa. L’idea di pubblicare un giornale nel quale raccontare e condividere le nostre emozioni ed allo stesso tempo promuovere le iniziative che l’Associazione Culturale “Ponte” intende intraprendere, è nata in seno ai ragazzi più giovani del quartiere, a testimonianza di una solida continuità fra le generazioni passate e presenti. La proposta è stata raccolta con grande entusiasmo da tutti noi che abbiamo l’onore di guidare le sorti del Ponte ed in poco tempo si è tradotta in una splendida realtà. L’obiettivo che intendiamo conseguire attraverso la pubblicazione di questo periodico, è un maggiore coinvolgimento di tutti i contradaioli alla vita del quartiere, una maggiore informazione delle attività che l’Associazione Culturale “Ponte” ha svolto o intende intraprendere e la divulgazione e la valorizzazione della nostra storia. E’ la storia di tante persone che nell’ombra hanno lottato per i nostri colori, è la storia di chi ha sofferto e soffre nell’assurdità di un gioco spietato e bello, è la storia di chi si accinge a difendere con sempre maggiore entusiasmo e trasporto il Ponte. Sarà così che nelle pubblicazioni che seguiranno, ripercorreremo di volta in volta le vicende più appassionanti, ricostruiremo i volti storici del quartiere e riscopriremo i concorrenti che si sono battuti per noi, preferendo quelli che, impegnandosi in maniera leale, hanno onorato il nostro quartiere giungendo anche ultimi sulla linea del traguardo ma primi nella nostra riconoscenza. Dimenticheremo con piacere tutti coloro che hanno tradito la nostra fiducia. Allo stesso tempo particolare attenzione verrà prestata ai ragazzi che si accingono a gareggiare per noi ed ai quali sono affidate tutte le nostre speranze. Inoltre, sempre in seno alla pubblicazione, saranno tracciati di volta in volta i profili dei protagonisti delle varie attività folcloristiche svolte dall’Associazione Culturale “Ponte” e verranno raccontate le curiosità più significative legate alle attività stesse. In ultimo, all’interno del giornale saranno elencate tutte le iniziative che l’Associazione stessa intenderà svolgere nell’immediato futuro e un angolo verrà riservato alle informazioni relative alla vita del quartiere, alla manifestazione de “Il Gonfalone” e forse… alle proteste dei contradaioli. A questo punto non mi resta che ringraziare gli sponsor che hanno reso possibile questa iniziativa ed augurarvi una buona lettura con la speranza che questa pubblicazione sia di vostro gradimento, duri nel tempo e vi convinca sempre più a tifare per il Ponte..
Glorior me pro Ponte esse.
