Vittoria
di Giorgia La Pietra
Due colori: uno il giallo, l’altro il rosso…Era tutto ciò che avevamo davanti agli occhi quella notte, quella fantastica notte.
Sensazioni completamente sconosciute, estranee ai cuori di noi giovani, si erano impadronite dei nostri animi. Tutto ciò è avvenuto molto lentamente, gradualmente…Prima, durante le gare, la sensazione di una speranza lontana che si avvicinava sempre di più, in un crescendo di gioia che molti di noi, io stessa, tentavamo di reprimere, quasi per scaramanzia. Poi, quando abbiamo sentito quella desiderata speranza avvicinarsi sempre di più, ecco che è esplosa la commozione, la felicità e la quasi incredula gioia.
Eravamo tutti uniti in unico abbraccio, noi ragazzi, tutti lì che tentavamo di svegliarci da quel sogno incredibile, ma invano, proprio perché non era un sogno, ma la più entusiasmante, colorata, fantastica delle realtà.
Abbiamo passato la notte in festa, riconoscendo nel viso sorridente dell’amico che correva, cantava, sventolava i cari colori, il nostro viso. Non sentivamo la stanchezza o il peso di una giornata così lunga, sentivamo solo felicità allo stato puro, quella felicità che parte dal cuore e invade ogni fibra del corpo. Incominciavamo ad assaporare un gusto nuovo,esotico e strano…il gusto della vittoria.
Una gara da infarto
di Maurizio Rea
La gara dell’asino, per la sua imprevedibilità, regala emozioni fortissime anche a chi non sa nulla di Gonfalone, figuriamoci a me che sono stato vicino ad Amedeo fino all’ultimo secondo prima della partenza. E’ per questo che voglio trasmettervi solo alcune delle mie sensazioni e farvi rivivere i momenti più importanti di quella gara indimenticabile.
Sono le quindici e trenta della domenica del Gonfalone. Io, Marco, Fernando e Paolo ci avviamo verso la stalla di Amedeo per portarlo sul percorso. L’afa toglie il respiro, mentre l’adrenalina circola sempre più nelle nostre vene. Qualche sguardo fra noi, un po’ di nervosismo, i pronostici del caso e via, si parte alla volta della porta del Ponte. A piedi, sotto il sole, con l’altoparlante che si fa sempre più vicino ed i tamburi delle tifoserie che ritmano il patos, ti senti morire. Amedeo è molto più tranquillo di noi e durante il tragitto si comporta in modo eccellente, incedendo con la sua classica andatura ciondolante.
Eccoci alla piazza del Ponte, alcuni contradaioli lo toccano, altri lo osservano preoccupati, noi ormai siamo in trans agonistica. La vista di Moreno ci rassicura, ma anche lui è molto teso. La partenza dello scorso anno ancora preoccupa tutti.
Come da regolamento, scendo con Amedeo giù ai Barnabiti dove sono custoditi tutti gli asini che partecipano alla gara. Amedeo subito ingaggia ragliate con tutti gli altri e non smette fino a che non è l’ultimo a lanciare il suo urlo di minaccia. E’ un susseguirsi di emozioni, di volti cupi, di voci, tra la polvere e l’odore degli animali. Amedeo è il più sicuro e determinato, non ha paura e non aspetta altro che di misurarsi con gli avversari. Ecco che dopo un’attesa interminabile il giudice ci chiama alla partenza. Ad uno ad uno saliamo sul percorso, ciascuno con il suo asino a “capezza”. Sono momenti terribili ed indimenticabili. Moreno è pronto, determinato. Decidiamo di portare l’asino sul percorso e di corsa, in una corsa folle, saliamo su, fino alla piazza. Il tifo acclama Moreno ed incita Amedeo con tutta la voce che ha. All’arrivo c’è Massimo, si abbracciano ed urla a Moreno: “Combatti Moro, combatti”. Torniamo giù fra i contradaioli che ci sostengono e già siamo alle gabbie. Amedeo entra per terzo, Moreno come un gatto salta in groppa, pochi interminabili istanti e via, gli sportelli si aprono. No, non è possibile. Ancora una volta è rimasto dentro, siamo atterriti. Moreno fa tutto quello che può e riesce finalmente a far partire Amedeo. I primi metri sono incerti, il galoppo sembra non decollare, gli altri corrono come non mai. Ma è al bivio della Via Vecchia che il nostro binomio apre il turbo, con una cavalcata inarrestabile supera ancora una volta tutti, ad uno ad uno. Amedeo ci mette le gambe, Moreno la testa. E’ un tripudio di forza, destrezza, scaltrezza. Alla “pizzeria” superano anche il fortissimo Tyson e da quel momento non abbandonano più la prima posizione, con Moreno che controlla la gara con grandissima abilità senza più rischiare nulla. E’ un’indimenticabile vittoria, ottenuta contro asini e fantini di indubbio valore e contro la follia di un asino che fa della rincorsa il suo forte. Grazie Moro, grazie Amedeo. Per sempre nella nostra storia.
La Forza del PONTE
di Mario La Pietra
Quanti avrebbero resistito a ventidue anni di sconfitte, di insulti di sberleffi, di attacchi di avversari più o meno corretti, alle umiliazioni e alle prese in giro, quanti? Le ragazze ed i ragazzi del Ponte!! Sì, io li ho visti aumentare di numero anno dopo anno, sconfitta dopo sconfitta, sempre più forti, sempre più determinati. Non ho mai avuto dubbi che prima o poi il Gonfalone sarebbe ritornato a casa, non ho mai creduto alle maledizioni o alla sfortuna, bisogna solo lavorare di più e meglio, e soprattutto tutti insieme, giovani, giovanissimi e meno giovani, ma tutti con un unico obiettivo. Durante le gare della edizione del 2006 mi sono tornate spesso in mente le facce delle ragazze e dei ragazzi dai 13 ai 16 anni circa che negli anni precedenti dopo la corsa della staffetta mi dicevano in lacrime che non avevano mai visto il Ponte vincere un Gonfalone e, questa era stata una delle ragioni che, insieme a molti altri, mi aveva spinto, come si dice ad Arpino “a stare in mezzo al Gonfalone”, potete solo lontanamente immaginare la gioia nel vedere gli stessi ragazzi piangere di felicità, tutti si abbracciavano e baciavano, ho dato e ricevuto baci e abbracci da persone che nemmeno conosco, ci cercavamo tra la folla ed ogni maglia rosso-giallo era abbracciata ad altre, la piazza era un unico grande abbraccio giallo-rosso. Quanti si aspettavano una reazione scomposta dei nostri ragazzi è rimasto deluso! Dopo aver preso il sospirato drappo sono andati prima alla Chiesa di S. Antonio, Chiesa del Ponte e subito dopo ad annunciare di aver riportato a casa la vittoria, ai contradaioli più anziani che non erano potuti venire in piazza, altro che lumini e manifesti attaccati sui muri della case, i lumini li accende chi sa di aver beneficiato di un miracolo, noi no, noi abbiamo lavorato tanto, in silenzio e con serietà.
La passione e l’amore per il proprio quartiere, la volontà di superare tutte le difficoltà e le amarezze, ma con il sorriso e l’autoironia e soprattutto tutti insieme, questa è la forza del Ponte. Le nostre ragazze ed i nostri ragazzi saranno sempre fieri di essere del Ponte.
Siamo i Campioni
di Marco Parravano
Siamo i campioni, siamo i più forti, siamo stati inarrestabili. No, non sto parlando dell’Arco, ma del nostro quartiere. Del quartiere Ponte. Sono passati un po’ di anni dall’ultima volta, e lo sappiamo bene, visto che c’era chi ce lo ricordava in ogni occasione. Ma oramai la storia ci appartiene di nuovo. L’abbiamo agguantata e tenuta stretta, con forza, coraggio e passione infinita. E’ stato un tripudio, un fiume di gioia che ha invaso le vie di Arpino per riaccendere un quartiere vivo, vivissimo, seppur dormiente. C’eravamo tutti, tutti. Mancava solo una cosa: le parole per descrivere un’emozione lunga un giorno intero. Un giorno in cui abbiamo assistito a prestazioni agonistiche da bloccare il fiato, e alla supremazia del supporto giallorosso.
Lo so…non eravamo così sicuri, anzi avevamo il solito terrore di dover ammettere l’ennesima sconfitta, o peggio ancora vedere la sfortuna soffiarci via la vittoria. Ma quale modo migliore di ricredersi se non “stravincendo” la 36a edizione del Gonfalone! Potremmo stare qui giorni, forse mesi a ripercorrere ogni singolo istante. Ce ne sarebbero cose da dire su di noi, i nostri atleti e i nostri avversari, ma credo che l’unico modo sensato di vivere questo momento sia la celebrazione pura, con ogni battito di cuore, con ogni sorriso rivolto all’amico pontigiano. Ci aspettano giorni di festa, ma non dimentichiamoci che il Ponte non può fermarsi qui. Gli sforzi fatti in tanti anni non sono stati ancora ripagati.
Perché nessuno di noi ha mai preteso il vostro aiuto, eppure eravate lì a fare la vostra parte, ogni anno di più, e ancora per gli anni avvenire. E allora è con immensa gioia che il vostro quartiere vi consegna questo drappo. Sì, perché questo Gonfalone è per voi.
Voi che ci avete sostenuto. Voi che ci avete amato e incoraggiato. Voi che ci avete criticato, e qualche volta odiato. Voi che eravate lì a dare una mano, e voi che ogni tanto scomparite. Voi che ancora oggi vi manca la voce, e voi che avete pianto. Voi che avete lottato fino all’ultimo sul percorso e sul palco, per assicurarci un altro punto. Voi che avete rinunciato al vostro tempo libero per ottenere questo risultato. Voi che avete ancora i segni delle stringhe sui polpacci, ma che avete ballato come se aveste le ali. Voi che avete immerso le braccia in enormi pentoloni e ne avete tirato fuori un piatto tipico da primo posto. Voi che avete rappresentato la gioia più grande della vita, la gioia di vivere, la gioia di vincere. Voi che avete colorato, pitturato, montato, smontato, sfilato e promosso. Voi che avete trasmesso questa passione ai vostri figli. Voi che non ci siete più, e voi che dovete ancora nascere. Voi che siete sportivi, voi che siete pazienti. Voi che eravate lì per caso. Voi che sapete di chi sto parlando. Voi che siete giallorossi.
Voi del Ponte.
Voi che avete vinto…!
Non ci credo, però é vero
di Luigi Pellegrini
Si può credere agli Ufo: perché no ai Gufo? Il simbolo è recente, ma il concetto è antichissimo: la sfiga (si ricordi la manufica latina e “le mani alzò con amendue le fiche” – Dante, Inf, XXV, 2). “In fondo – mi disse un giorno un tizio – l’umanità è stata creata di venerdì, e il Padreterno non poteva non saperlo”. E’ vero: era il 28 ottobre 4004 a.C. (cronologia Ussher). Quindi saremmo condannati a un destino crudele da un indianesco “Augh” anteriore al Bing Bang. Ma si possono sempre limitare i danni: ci soccorre la Scaramanzia, una Scienza che confina a N con la superstizione, a S con la Religione, a E con l’Idiozia e a O con la Realtà Pratica, entità appunto tipicamente occidentale, quella contro la quale battiamo il grugno tutti i giorni e si riassume nei Fenomeni, quelli che ogni filosofo vuole salvare. Per esempio, una stringa che si rompe. Quando e come? Non lo sappiamo, ma è già scritto.
Se avete visto il film del pianista sull’oceano, sapete come funziona: la stringa si mette d’accordo con la ciocia: – Facciamo sabato? – No, domenica. – Alle 16? – No alle 19. – Durante il riscaldamento? – Durante la gara -. E quel giorno, a quell’ora, framm! La stringa si rompe e il Ponte perde un Gonfalone che aveva già in tasca. Evidentemente la procedura apotropaica è stata condotta in modo errato.
L’anno appresso i vari gufi giallorossi catalizzatori antijella vengono ammaestrati diversamente: tu, maglia bianca e pantaloni verdi; tu, maglia verde e pantaloni bianchi; tu in rossoblu; tu a Togo, tu alla sala Palma, tu seduto su un proiettile ai caduti – non si sa mai. Ma la cannata si è messa d’accordo con la crolla: domenica, alle 17:50, durante la gara. E, al momento convenuto, framm! Abbandona la testa di Alessia, dove stava più leggera di una corona sulla testa di una regina.
L’anno dopo, nuovi spostamenti sulla scacchiera – meglio: sullo scacchiere – gialla e rossa: tu qui, tu là, turchese e pervinca, amaranto e grigio metallizzato. Tutto invano: si sono messi d’accordo cannata, carriola e sacco: la domenica, eccetera, framm!, eccetera. Stavolta serpeggia il revisionismo: gufismo da operetta, millantato credito, circonvenzione di incapace, vannamarchismo; e anche lo scoramento: misure precauzionali inutili. Gira anche la voce terrificante: gli avversari hanno un gufo potente, una specie di arma non convenzionale contro la quale non c’è accidente che tenga.
Poi, insperata, la schiarita, come tutti sappiamo. Nell’incertezza della definizione delle cause, si sono acquisite in archivio le testimonianza fotografiche di acconciature e postazioni di tutti i simpatizzanti; si sono documentate le assenze. Tutto materiale da studiare con comodo a beneficio dei Gonfaloni futuri. Per alcuni, scettici ad oltranza, i fatti dimostrano l’inconsistenza delle teorie paranormali. Ma c’è ancora una eventualità da sondare: il gufo potente ha cambiato casacca. E’ aperta la caccia all’uomo, sono in palio ricchi premi – previa dimostrazione di indiscutibile gufaggine.
E’ un sogno
di Massimo Mastroianni
Vince la XXXVI edizione de “Il Gonfalone” il Quartiereeeee ….. PONTE! Si, è proprio vero e non smetto mai di ripetermelo, ha vinto il Ponte, abbiamo vinto noi. Il sogno che ho sempre avuto da bambino è diventato una splendida realtà, io, proprio io, a ritirare il drappo, ad innalzare quella stoffa sulla testa dei miei contradaioli, ad affidarla alle loro mani tese ed avide. E’ un sogno. Quel sogno iniziato negli anni settanta a casa della signora Carfagna, quando guardavo i “grandi” estasiato ed orgoglioso di far parte di questo splendido quartiere. Quella voglia, sempre ricorrente, di lottare in prima persona per la gente del Ponte, la mia gente. Adesso è tutto vero e l’anno 2006 sarà affiancato per sempre dalla parola PONTE.
Tutto questo non sarebbe mai stato possibile se ciascun contradaiolo non avesse dato per la causa giallorosa tutto quanto era nelle sue possibilità. Tutta questa gioia sarebbe rimasta sconosciuta se quei concorrenti non avessero dato l’anima durante le gare e gli allenamenti. Tutto ciò sarebbe ancora un sogno se il Ponte non avesse riniziato a fare il Ponte.
E’ per questo che il mio fortissimo abbraccio va a tutti voi per avermi aiutato in ogni momento, sostenuto nelle scelte e difeso quando è stato necessario. Non lo dimenticherò mai.
Grazie ai concorrenti, grazie al direttivo ed agli allenatori, grazie ai responsabili dei vari settori della macchina organizzativa del Ponte, grazie ai ragazzi del tifo e del balletto, grazie a Timoteo, grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto ed aiutato, anche con un semplice sorriso, grazie a Claudia, Alessio, Emilio, Gianni, Vincenzo, Elio ed a tutti voi ragazzi che vi siete allenati con grande sacrificio e che, pur non potendo vestire la casacca giallorossa in gara, avete permesso al pari degli altri di vincere questo meraviglioso Gonfalone.
Un ringraziamento particolare voglio farlo a mia sorella Sandra, senza la quale non avrei mai potuto vivere questa avventura incredibile che dura ormai da più di trenta anni. Hai visto, ce l’abbiamo fatta!
Da adesso, però, si riparte: il Gonfalone 2007 è alle porte!
GLORIOR ME PRO PONTE ESSE
La vittoria più bella!
di Stefano Capuano
Un Quartiere intero letteralmente impazzito di gioia, tutti uniti in una festa immediata, bambini, ragazzi, adulti e anziani che manifestano l’immensa soddisfazione per la vittoria.
Io nel 1984 non avevo ancora compiuto 8 anni, e di quella ultima vittoria conservavo un lontano ricordo; molti, per motivi anagrafici, non avevano nemmeno quello…
Tante volte, per tanti anni, abbiamo provato ad immaginare il momento in cui quello che allora era solamente un sogno sarebbe diventato realtà; ebbene una cosa mi sento di dire, la realtà, la nostra vittoria è di gran lunga biù bella di quella che tante volte abbiamo vissuto nella nostra mente.
La vittoria più bella. Si, la più bella per tanti motivi. Perchè attesa dal 1984, quindi desiderata e voluta più di ogni altra cosa, perché per molti inaspettata, senza essere preceduta dai trionfalismi che in passato spesso si sono uditi nelle settimane che precedevano il Gonfalone e che non facevano altro che acuire le sconfitte subite, perché è il risultato di un lavoro serio, faticoso, coeso e silenzioso di un gruppo di persone, perchè netta ed incontestabile.
Sono convinto che non potesse esserci modo migliore per tornare a vincere, senza incertezze, senza nessuna paura, ma con la giusta consapevolezza di aver allestito una squadra completa e competitiva.
Nel numero inaugurale di questo giornale mi ero permesso di proporre ai lettori un paragone un po’ azzardato tra la Ferrai ed il Ponte. Proprio come la Ferrari il Ponte è tornato a trionfare dopo più di venti anni ed ora bisogna lavorare affinchè, proprio come ha fatto la Rossa, ora che è tornato ad assaporare il dolce sapore della vittoria, si continui su questa strada per regalare a tutti coloro che amano i colori Giallorossi altre gioie come quella che è iniziata domenica 20 agosto.
Ora godiamoci la Festa della Vittoria , ma impegnamoci tutti insieme per fare in modo che questo tipo di festa torni ad essere una piacevole consuetudine del Quartiere Ponte. Tornare a vincere è stata una gioia infinita, ma continuare a vincere sarà ancor più meraviglioso…
Amedeo Turbo Star!!!
di Marco Sardellitti
Nato “tra quelli” di Allumiere undici anni fa, diventa Arpinate DOC nel 2000. Amedeo, asino di razza, grande e temuto protagonista delle ultime sei edizioni del Gonfalone. Segreto di tanta bravura è la sua prestanza fisica e soprattutto il fortunato incontro con un semplice ragazzo di quartiere, Marco Sardellitti, il sottoscritto, meglio conosciuto come Marco Pastarella. Da subito ho dedicato ad Amedeo tutte le attenzioni e cure necessarie non facendogli mancare nulla … proprio nulla! Amedeo, infatti, ha iniziato a gustare il gelato, le caramelle … e tutte le leccornie delle feste natalizie e pasquali…
La convivenza di Amedeo con il quartiere Ponte è anche duro allenamento, lunghe passeggiate … in “motorino”, tanto tanto fiato e un’ottima tonicità muscolare. Certo, non ha dato subito i risultati sperati, soprattutto a causa di un velo di sfortuna che per qualche tempo ci ha perseguitati, ma ci ha fatto ben sperare. Basti pensare che qualche anno fa, a pochi giorni dal Gonfalone, Amedeo ha riportato qualche problema alla zampa destra inferiore ma ha gareggiato comunque, ottenendo un brillante secondo posto. Poi il tempo ci ha dato ragione!
La corsa dell’asino, a mio avviso la più affascinante del palio proprio perché ne dà inizio, è anche la gara dei fantini. Il nostro Amedeo ha avuto l’onore di essere cavalcato da ragazzi molto bravi, nessuno escluso, ma una simbiosi perfetta l’ha raggiunta con Moreno Giovannone, che da quattro anni fa parte dello staff ed ha portato Amedeo a tagliare la linea del traguardo solo davanti a tutti per ben tre volte.
La corsa degli asini è ricca di suspense donata in abbondanza proprio dal nostro amato asinello (e penso che gli altri contradaioli ci diano ragione!), soprattutto nelle due scorse edizioni del Gonfalone. Infatti, da due anni sono state costruite le gabbie utilizzate appositamente per allineare gli asini e favorire la loro simultanea partenza. Bhè, non è propriamente così! Amedeo non ha, infatti, ben compreso il senso del “diabolico” meccanismo visto che per ben due volte ha pensato di lasciare la gabbia per ultimo… Di certo non si può dire che non conosca la regola stradale della precedenza, anzi la applica fin troppo bene visto che la concede a destra ed anche a sinistra!!! La cosa buona è che dopo averci fatto morire tutti dallo spavento, drizza le orecchie e si porta primo sul traguardo regalandoci uno slalom che neanche Alberto Tomba avrebbe saputo fare!!!
Amedeo è tutto questo: è la passione e l’idolo dell’intero quartiere Ponte, l’unico grande e temuto atleta a quattro zampe!
Chi ha detto che il migliore amico dell’uomo sia il cane?… Tra i giallo-rossi anche l’asino!
MARCO ZAGAROLI: l’intelligenza al potere
di Mario La Pietra
Alla sua seconda esperienza come atleta partecipante al Gonfalone Marco ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la serietà e l’intelligenza sono alla base di ogni risultato sportivo importante. Dopo aver concluso i suoi impegni universitari, il 26 luglio, si è messo subito a disposizione del quartiere allenandosi con grande impegno e dedizione con gli altri atleti ed in particolare con Daniele Tomaselli, vera bandiera del Ponte al quale inizialmente era stata affidata la gara della carriola e con cui ha stretto un sincero rapporto di amicizia. Allenamento dopo allenamento Marco ci aveva dato la consapevolezza che il Ponte avrebbe avuto una staffetta da primi posti, infatti i suoi tempi erano di primissimo piano, migliori del 2006. L’atleta di Santopadre ci aveva dato la sua disponibilità ad allenarsi anche per la corsa della carriola e, seguendo le istruzioni di Cristiano Sciucca e i consigli di Daniele Tomaselli, aveva iniziato questa nuova esperienza. Le prestazioni dei due atleti miglioravano di giorno in giorno, si aiutavano, consigliavano e consultavano continuamente ed il giorno della prova sul percorso avevano fatto registrare lo stesso tempo. L’equilibrio era sempre maggiore, ed in noi cresceva l’imbarazzo per una scelta che sarebbe stata sofferta, ma comunque corretta. Daniele era esperto, Marco ancora doveva imparare. A questo punto l’infortunio accorso a Daniele dissipava ogni dubbio. La gara veniva così affidata a Marco che immediatamente si calava nei panni del carriolista del Ponte, accettando con grande determinazione l’incarico ricevuto.
Durante tutto il periodo degli allenamenti Marco si dimostrava sempre determinato e fiducioso e questa sua fiducia, unita ad una innata serenità, l’aveva trasmessa agli altri atleti che ne sono stati contagiati benignamente, ed in gara lo hanno dimostrato, tutti. Il giorno del Gonfalone Marco era una sfinge, occhi di ghiaccio e sguardo fisso sul percorso. Sapeva di doversi misurare con dei ragazzi fortissimi ma al contempo era consapevole della sua forza. Alla partenza, data un po’ frettolosamente dal giudice di gara, Marco ha avuto una leggera esitazione, dettata dall’inesperienza, che lo faceva trovare in posizione svantaggiata rispetto ai primi due che presto gli chiudevano la strada, ma da quel momento si attestava subito al terzo posto e non abbandonava più la sua posizione. Stringeva i denti, combattendo metro dopo metro con gli altri validissimi concorrenti vincendo la volata per il terzo posto in un foto finish da formula uno. Grandissima prestazione, dettata dal cuore, dall’allenamento e dalla determinazione. Marco non è un ragazzo che manifesta i propri sentimenti in modo plateale, l’ho visto ritornare verso la linea di partenza molto tranquillo, sereno, apparentemente neanche molto stanco, con un leggero sorriso sulle labbra ma negli occhi gli si leggeva la felicità. Uno sguardo verso il percorso come per un appuntamento al prossimo anno. In quel momento mi è tornato in mente il periodo degli allenamenti quando Marco si soffermava spesso con i ragazzi più piccoli del quartiere, li consigliava e dava spiegazioni sui metodi di allenamento, rassicurandoli e tranquillizzandoli sul risultato finale: “siamo noi i più forti, vedrete” e tutti tornavano a casa consapevoli che la vittoria era vicina. La serietà, lo spirito di gruppo, l’attaccamento ai colori giallo-rossi, la determinazione, la consapevolezza e soprattutto l’intelligenza, non solo agonistica, devono essere di esempio per i giovani del Ponte, e non solo. Grazie Marco.
Il nuovo angelo
di Cristiano Sciucca
“Lo so, lo sai…il tempo vola…”! E quanta strada si è fatta da quella sera d’autunno, strana ed incerta. Come lei, titubante e un po’ scettica davanti a quel grosso vaso: “Ah sì, anche mia nonna la portava da ragazza….non ce la farò mai!!”. Ma lo diceva perché lei è anche così, arrendevole nelle parole e granitica dentro, nella volontà e nella certezza di arrivare…insomma una “dritta”, ma è così che ci piace…Caludia Raiola.
E’ lei il nuovo “angelo con la cannata” (perdonate l’autocitazione), nella rinnovata e quanto mai splendente tradizione pontigiana.
E perdoniamola se dopo gloriosi natali si è spostata a Fontana Liri, perché ciò che conta è avere il cuore giallo-rosso e Claudia l’ha “ritinteggiato” già da un po’ nelle stesse tonalità a noi care. Il laghetto del resto lo abbiamo fatto noi, di lacrime di gioia, quando ha oltrepassato la linea bianca dell’arrivo e quella invisibile della storia di un Quartiere.
Poco più di un minuto in un intreccio di emozioni contrastanti nell’attesa della liberazione finale, dell’abbraccio di un popolo entusiasta ed orgoglioso alla sua nuova eroina.
Sole, pioggia, neve, non si è mai fermata Claudia nella sua lunga ricorsa al Gonfalone. Lungo il corridoio del vecchio ospedale Santa Croce si sono costruite le basi di questa straordinaria atleta, tra sedie e bottiglie a far da birilli, avventori stupiti ed il mitico sottofondo della scuola di musica della banda Carlo Conti (a proposito, grazie per averci sopportato per tutto l’inverno).
Tanti i momenti indimenticabili di questa lunga preparazione. La prima cannata rotta in casa del grande talent-scout nonché “assessore alla cannata” Mario La Pietra…” e chi c’era tra noi?…….Pastarella!!!”. I primi passi incerti e la voglia di mollare. La prima corsa, ripresa col telefonino… “che stie’ a verè Toni’?”…”Zitta, m’ stò a r’fa’ gl’uocchie!!!”.
L’infortunio. Una distorsione alla caviglia ingigantita dalla testa dura di una che non si ferma mai, meglio legarla ad una sedia.
Il recupero, un po’ lento, con le buste di plastica dentro la spara. La ritrovata fiducia e la ripresa di una galoppata vincente, con quegli scatti “spacca cannata” e qualche aggancio al volo degno di un receiver del football americano.
La scaramanzia e quel percorso di Palma Market. Ezio che porta bene, la spara che non si lava perché è meglio se puzza che se perde la piega…e poi…”Noooo!…Mastroianni con la telecamera!!”.
Le prime prove sul percorso…”Come so’ andata Cristia’?”, “Abbastanza bene, certo potresti fa’ di meglio!!”. ” Oh Mario, chessa è propria fort’!!”.
Insomma, un anno intero: le rivalità, la grinta e la fatica, qualche lacrima da asciugare, gli scherzi e le risate, i chilometri, il telefonino che squilla di continuo, la pallavolo, il caldo e il freddo, gli spruzzi con l’acqua, una spara e…l’amicizia.
Allora non ci resta che dire…GRAZIE CLAUDIA. Grazie per l’impegno che ci hai messo e per l’amore con cui lo hai fatto. Grazie per non aver mollato nonostante lo stress di mille attività e qualche pensiero. Grazie, grazie per averci condotto, anche tu, a questa splendida ed attesa vittoria. Grazie a Guido e Antonietta. Grazie per tutto questo.
……Oh, a proposito…riposati mo che a novembre si ricomincia!!!
Un sacco forte!
di Marco Parravano
Lo abbiamo visto tutti. Non è stato un caso, non è stata fortuna. E’ stato un attimo, un esplosione di volontà, un forza inarrestabile. Mancavano poche decine di metri alla stretta curva di Corso Tulliano quando il nostro Tiziano Mura si è ritrovato fianco a fianco con i suoi avversari.
In quei momenti, dopo 300 metri di saltelli estenuanti, non conta più la forza, o il fiato. Ti rimane solo il desiderio insaziabile di primeggiare e la pazienza accumulata in tanti mesi di allenamento.
Da noi in curva quegli attimi sembravano destinati a durare un’eternità, ancora una volta condannati ad attendere il verdetto dell’altoparlante, unico spettatore tra noi capace di vedere anche dopo il segnale di STOP.
Ma proprio di fronte a Battiloro, proprio di fronte ai Boys, Tiziano ha ingranato la quinta, ha cambiato il passo, ha salutato gli altri concorrenti. Rivedere le prime immagini è emozionante. Quel corpetto giallorosso che attraversa il traguardo, in solitario e per primo, è ormai parte della storia del nostro quartiere.Quello che stupisce del nostro atleta è la freddezza, la capacità di misurare le sue forze fino all’ultimo. La sua prestazione ha lasciato senza parole chi aveva scommesso contro di lui, ma ha acceso una folla che ancora oggi si emoziona ripensando a quella gara che, con l’ulteriore apporto della squadra del tiro alla fune, ha praticamente sancito la nostra vittoria.
Certo, ha avuto buoni maestri. L’esperienza è fondamentale in una gara come questa (ma in quale delle sei non lo è?). Il tragitto è lunghissimo, lo stress fisico per i più insostenibile. Per questo c’è bisogno di tanta, tantissima preparazione, per portare, in poco più di un minuto, sacco e gambe sulla linea del traguardo per mezzo di un’andatura così innaturale, ma al tempo stesso così elegante.
Queste cose le sa bene Christian Musi, veterano della pista, fenomeno del sacco ed ora consulente ed allenatore del nostro Tiziano.
Se vi state chiedendo cosa spinge un ragazzo a tanto impegno e tanta dedizione, beh, allora avreste dovuto vederlo subito dopo la sua gara, quando si è letteralmente catapultato tra i ragazzi della curva per sostenere i suoi amici che gareggiavano per la staffetta.
Sì, perché anche se alcune gare richiedono la prestazione di un singolo atleta, al Ponte si fa sempre gioco di squadra. Sempre.
Quattro per il Ponte
di Cristiano Sciucca
Annullare la forza di gravità ed essere leggeri come l’aria, per una discesa ed una salita da divorare in poco più di un minuto e mezzo correndo l’uno per l’altro.
Nessuno li teneva in considerazione questi quattro ragazzi giallo-rossi. Nei pronostici pre-Gonfalone non vi era menzione della staffetta del Ponte per le primissime posizioni, gli si riconosceva ben che fosse andata un risicato quarto posto.
Tutti erano più forti. L’Arco, naturalmente, ma anche il Vallone, il Colle e…visto mai che Vignepiane…!
Come poi è andata a finire lo sappiamo tutti: un esaltante secondo posto al termine di una straordinaria prestazione di gruppo e di cuore.
Un secondo posto che vale tanto, tantissimo…un Gonfalone vinto. Un secondo posto dietro soltanto all’Arco, che può giovarsi delle prestazioni di Teodoro Reale (atleta delle Fiamme Gialle), uno che in quest’ambito può certo far la differenza, ma senza quei distacchi abissali che gli atleti bianco-verdi erano abituati a rifilare agli avversari.
Questa volta la vittoria hanno dovuto sudarsela fino all’ultima frazione, dove per altro il nostro buon Daniele Tomaselli, da navigato uomo di Gonfalone, si è limitato a controllare a distanza di sicurezza un eventuale ritorno del Vallone per mettere in cascina quei preziosi punti necessari per riportare finalmente a casa l’ambito “drappellone”.
Insomma, una grande gara per i nostri portacolori. Essa rappresenta il primo tassello per la costruzione di un quartetto che possa finalmente strappare al predominio bianco-verde la palma di “uomini più veloci” di Arpino!!
Certo la strada imboccata è quella giusta, grazie ad uno straordinario gruppo di ragazzi e di atleti dei quali, nel tempo, con sacrificio e qualche errore, il nostro Quartiere si è saputo dotare.
Conosciamoli allora i nostri velocisti, in rigoroso ordine di frazione. Sulla linea di partenza: direttamente da Collecarino, Caludio Rea, più noto con lo pseudonimo SCOPPETTA. Era il grande acquisto del 2006 e certo non ha deluso le aspettative che il Ponte tutto aveva riposto su di lui.
Qualche problema fisico che ne ha minato un po’ la preparazione non gli ha comunque impedito di effettuare una grande prestazione, per una frazione da uomini veri, tra scorrettezze, gomitate da schivare e slalom alla Tomba per farsi largo. Ma quando Scoop ha scalato la marcia non ce n’è stato per nessuno. Al cambio in piazza Municipio ecco Lorenzo Quattrociocchi. Lui rappresenta la vera vittoria del Ponte. Un ragazzo che con il lavoro (pure troppo certe volte!) e la costanza è diventato uno dei più contesi ed invidiati (messaggio agli altri quartieri: lasciate perde’, tanto questo c’ha la pelle giallo-rossa!) protagonisti degli ultimi anni. E’ lui a dare la prima zampata decisiva per distanziare il Vallone e lanciare l’assalto finale.In terza frazione ecco il mitico Gianluca “emoglobina” Pallisco. Gianluchino, come affettuosamente lo chiamiamo noi dello staff, ha effettuato veramente un giro capolavoro (sarà contenta anche Cerbiatta!!). La gioia è doppia perché finalmente ha potuto dimostrare il suo valore, frutto di una esponenziale crescita sportiva. Siamo sicuramente di fronte ad uno dei nuovi protagonisti del Gonfalone; una sorpresa per tutti ma non per noi che quotidianamente lo seguiamo negli allenamenti. Infine una delle colonne del Ponte: Daniele Tomaselli. Il mitico “Cavallo” lo conoscete tutti e non c’è bisogno che stia qui a descriverne le qualità. Certo una cosa va detta, Daniele è ormai un pontigiano d.o.c. e questa vittoria mi permetto di dire è soprattutto la sua. Con grande senso di maturità e di coscienza sportiva ha saputo affrontare una preparazione con sacrificio ed umiltà accettando scelte non facili. Per questo è stato più bello vederlo oltrepassare la linea del traguardo col testimone in alto in attesa dell’abbraccio dei suoi compagni.
Questi sono i nostri fantastici quattro: quattro eccezionali ragazzi, quattro fortissimi atleti, quattro “moschettieri” armati di testimone pronti a dare un nuovo assalto alla gloria….uno per tutti, tutti per uno…quattro per il Ponte!!!!
Parla il quartiere
di Marco Parravano
Mi presento: sono il quartiere Ponte di Arpino. Vorrei stringerti la mano, lettore, ma non so quale scegliere, ne ho così tante che si muovono e si agitano per me. Leggendo la mia carta d’identità non posso negare di avere una certa età. Ma se guardo le mie curve, ed in particolare una, scopro di avere tanta giovinezza dentro di me. Mi piace vestire ciociaro, perché le mie radici sono profonde in questa terra, ed ogni passo che faccio al di fuori di essa porta il peso dell’assenza, ma anche la forza del passato. Mi piace vestire giallo-rosso, senza esagerare, tranne che in momenti particolari, quando dipingerei ogni cosa di questi colori. Il mio hobby è lo sport, ma di mestiere faccio folklore. Lavoro tutto l’anno, specialmente nei periodi feriali, e riscuoto solo ad Agosto. Le mie specialità Prima di tutto la cucina. Ogni anno organizzo una cena per tutti i miei amici che, vento o pioggia, ma soprattutto pioggia, non mancano mai all’appuntamento. In quest’anno speciale poi, ho voluto regalare ad Arpino il mio vino migliore. Me la cavo abbastanza bene anche con il ballo: le ciocie fanno male, e fa sempre caldo, ma delle volte non resisto proprio alla tentazione di una ballarella. Per non parlare degli angoli caratteristici: quelli mi vengono proprio bene. Perchè quando sei ciociaro come me, vorresti che tutto il mondo lo fosse. Come dicevo, il mio hobby più grande è lo sport. Pratico ben sei sport differenti:corsa con l’asino, corsa con la carriola, corsa con la cannata, corsa con il sacco, staffetta e tiro alla fune. Quest’anno è andata davvero bene, ma sono già ripartito alla grande perché non si può mai smettere di migliorare. Mi piace fare festa, e ogni scusa è buona per mettere su una serata tra amici. Mi piace guardare al passato, a ciò che sono stato, e al futuro, a ciò che posso essere. Sono un inguaribile romantico, perché credo nelle mie forze anche quando non bastano. Sono calmo e paziente, potrei aspettare anni. Ma quando il momento voglio prendermi tutto. Sono bello, giovane e gagliardo. Si insomma, sono io, sono voi. Siamo noi.
Un tiro mancino
di Francesco Salvo
Un tiro mancino …. tanto i nostri ragazzi del tiro alla fune hanno saputo riservare agli scettici, ai presuntuosi ed ai traditori. Non sarebbe stato altrimenti vista la grande dedizione e l’impegno che i nostri tiratori hanno messo negli allenamenti, sin dai primi mesi dell’anno. Nella mia mente, infatti, si alternano le immagini delle battaglie vinte sul palco e le serate trascorse ad allenarci, tra un misto di allegria e sfiducia, determinazione e scoramento, ma sempre all’insegna dell’amore per i colori giallorossi. Nessuno di loro ha mai pensato di abbandonare la causa, anche nei momenti più difficili. Nessuno di loro ha immaginato di vestire maglie diverse da quella del Ponte, nessuno. E così, ignorati da chi faceva pronostici e guidati dalla sapiente mano di Dino Villa, ci siamo preparati con grande impegno, con il solo obiettivo di rendere la vita difficilissima agli avversari e di non concedere loro neanche un millimetro di palco. Le nostre sensazioni erano positive già a febbraio quando ci siamo riuniti per i primi allenamenti. I ragazzi erano in molti ed i posti disponibili pochi. All’inizio abbiamo commesso alcuni errori, ma non era facile gestire un così gran numero di ragazzi, tutti (o quasi) estremamente seri e leali. Ad Aprile, poi, abbiamo avuto l’occasione di ospitare Lanfranco Borraccini, allenatore federale di Fermo (MC), il quale ha saputo integrare le strategie e gli insegnamenti di Dino, con le sue tattiche e metodiche di allenamento. Da lì a qualche mese, il grande Angelo ha realizzato l’infernale “macchina” per l’allenamento e da allora ci siamo esercitati sempre con maggiore costanza ed impegno, al limite della sopportazione e della resistenza. Tanto lavoro si è poi tradotto nella consapevolezza di essere non solo una squadra allenata e forte, ma finalmente un gruppo unito, coriaceo, combattivo.
I giorni che hanno preceduto il Gonfalone sono stati trascorsi in grande tranquillità, senza la tradizionale confusione ed il timore di non farcela. Le idee chiare, l’obiettivo fisso in mente. Giunti al momento della verità, la squadra non è stata distratta dall’ottimo andamento delle altre gare, ma carica come non mai, ha affrontato l’impegno a viso aperto e con la massima concentrazione. Dino ha gestito meravigliosamente le risorse a sua disposizione ed i ragazzi hanno premiato le scelte dell’allenatore con ottime prestazioni. Pastarella e Capoccia, due rocce là davanti, resistenti, coordinati, elastici. Alle loro spalle gli splendidi Luigi, Bruno e Sandro a dare peso, esperienza e potenza, dietro a tutti Fabio, guida fortissima, a dare equilibrio e la strappata finale. Vicini a loro Angelo, Vincenzo, Gianni ed Elio eccezionali tiratori che hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione di questa indimenticabile squadra. Il resto è ormai scritto per sempre nella storia del Ponte e quei nomi resteranno impressi nella memoria di tutti i contradaioli che hanno esultato per loro fino all’ultimo filo di voce.
Grazie ragazzi.
Ponte generazione di fenomeni
di Marco Parravano
Ormai lo sanno tutti. Il Gonfalone è giallorosso. E i ragazzi sono in giro… Sono loro, i nostri ragazzi, di tutte le età. E’ stato un Gonfalone fatto da loro per loro. Per riempire un’estate altrimenti vuota, per riempire Arpino di passione pontigiana. L’avete vista quella curva? Mentre qualcuna arrancava, la “zona Togo” ha esaurito lo spazio, ha registrato il tutto esaurito. Erano tanti, felici di essere lì nella mischia, con il caldo, il sudore e l’aria irrespirabile. Non ce ne era per nessuno: tra le linee e le righe di ogni striscione si leggeva solo “fede”. A dimostrazione di questo ci sono 22 anni di attesa che non hanno scalfito minimamente la passione e l’ardore giallorosso. Il tifo è stato organizzato e gestito sapientemente da Matteo, Ettore, Fabrizio e tutti gli altri splendidi ragazzi della curva. E avete visto che balletto? Per la cronaca siamo arrivati secondi a un solo punto di differenza dai vincitori. Le polemiche le lascio ad altri quartieri, perché a noi va bene così. In quanto organizzatore di questa meravigliosa iniziativa, vinco ogni anno insieme ai ragazzi del Ponte. Noi facciamo il balletto per divertirci, per stare insieme, per fare a “fazzolettate”, e, se piace, per vincere. E quest’anno è piaciuto…accidenti se è piaciuto! Colgo l’occasione per ringraziare tutti i ballerini del Ponte: la mia dama Valentina Cinelli, Elena Rovardi e Adriano Martino, Giulia Cocco e Stafano Iannazzi, Fabiana e Claudio D’Angelo (da Roma), Roberta Scala e Gian Marco Mancini, Chiara Capperucci e Vincenzo Macioce, Giorgia La Pietra e Francesco Cinelli, Alice Casinelli e Stefano Parisi. Ma un buon balletto non ha motivo di esistere senza il giusto accompagnamento musicale. Siamo tutti immensamente grati al maestro Gianni e alla sua mitica spalla Folco, che hanno rallegrato ogni istante prima e dopo le nostre esecuzioni. Dulcis in fundo, l’angolo caratteristico, dove li abbiamo proprio stesi. Chi ha detto che questo momento del Gonfalone deve essere qualcosa di statico e semi-inanimato? Perché non renderlo vivo e coinvolgente? Perché non riportare alla luce “la storia” tramite “una storia”? La nostra originalità è stata premiata con il primo premio e l’esultanza di Timoteo Martino sul palco della premiazione ha sancito, dopo quella agonistica, anche la vittoria spirituale del Ponte alla 36a edizione del Gonfalone. I nostri ringraziamenti vanno a tutti coloro che hanno preso parte a questo meraviglioso esperimento: prima fra tutte Eugenia “Mentina” Contucci, anche detta “NO EUGENIA, NO PARTO…”, per la sua realistica interpretazione di una partoriente, e a seguire il padre Davide “Giuvann” Palleschi, la “mammara” Laura Porretta, la madre della partoriente Roberta “Filumena” Palleschi, le commari Claudia Rea, Silvia Macioce, Irene Rovardi, Elisa Martino, Francesca Quaglieri, Laura Giovannone, le figlie “femmine” Benedetta Rovardi, Alessia Florenzi, Silvia Ottavini, i contadini Alessandro Rovardi, Sonia Montrella, Riccardo Bianchi, la seconda mamma Alessia Rea, gli addetti alla tenda Pierluigi Macioce e Stefano Vozza. Ovviamente lo spettacolo non avrebbe mai avuto luogo senza l’annuale impegno di Timoteo Martino, realizzatore delle scenografie, e dei suoi instancabili aiutanti: Vincenzo Macioce, Stefano “Bricofer” Iannazzi, Claudio D’Angelo e Riccardo Bianchi.
Il nostro ringraziamento va infine alla coppia più bella, quest’anno formata dal già vincitore Federico Corsetti e dalla incantevole Laura Parravano. E alla simpaticissima coppietta formata da Benedetta Iafrate e Giacomo Puzzuoli.
Spero davvero di non aver dimenticato nessuno, ma come vedete siamo tanti, e sono sicuro che saremo sempre di più perché il Gonfalone è bello, ma giallorosso è meglio!
Dalla Colla al Gonfalone, passando per la “Zona Togo”
di Matteo Battista
Abbiamo vinto il Gonfalone!!!Dopo una preliminare riunione in gran segreto dei fantastici tre per buttare giù le idee sul da farsi e dopo il reclutamento delle nuove “operose” leve, come da tradizione, prima di chinarsi a disegnare e pittare, si é iniziato con la famosa “colla”, la colletta per il tifo, che ha visto come protagonista indiscusso il grande manager Fabrizio. Si comprano, così, i pennelli, i barattoli di vernice e si cerca di recuperare qualche metro di stoffa a “gratìs”, mentre Ettore, quest’anno più impegnato del solito , prepara i primi disegni prima di sparire in vacanza a Ponza. Le prime due settimane passano a preparare lo “spettacolo di magia”, cilindro e coniglio di cartapesta con relativi bi-mani. Finalmente ritorna! Lo striscione principale lo voleva disegnare lui e l’abbiamo aspettato, lo disegna, “inguacchia” anche un po’, ci prepara altri disegni e sparisce di nuovo! Troppa magia quelle settimane!
Si avvicina la sagra e l’impegno si sposta alla preparazione dell’angolo più bello e divertente della Festa, quest’anno affidato a noi, la cantina del Ponte che, tra frasi in vernacolo arpinate, ciambelline e stoppini serviti in omaggio agli ebbri visitatori, fa scorrere a fiumi puretti di sangria, abilmente preparata dalle giovani leve e le eccezionali pesche al vino, tutto preparato con vino locale…e si vedeva!
Siamo a venerdì, mancano due giorni, si fanno gli ultimi ritocchi e si finisce, sempre come da tradizione, sabato sera con la creazione dell’ultimo bi-mani…sono ormai le tre am ed é già Gonfalone!
Appuntamento alle 11…arriva Paolo con il furgone, si carica tutto e tutti e via alla volta della “Zona Togo”. Dopo aver montato e sistemato il tutto, arriva il momento più bello: é stato fantastico! Impossibile descrivere a parole la gioia che si prova quando mostri a tutti quello che si e’ realizzato; e quella domenica c’era proprio lo spirito giusto. C’era la voglia di divertirsi da parte di tutti i tifosi assiepati, appiccicati, sudati, calorosi, sorridenti e chi più ne ha più ne metta, insomma tutti lì alla “Zona Togo” per passare comunque una bella domenica di gonfalone e la voglia dei nostri mitici atleti di far vedere il proprio valore senza timore né riverenze. A loro va tutto il nostro ringraziamento, già ampiamente dimostrato con urla, sorrisi e abbracci calorosi, e vederli dopo le rispettive gare dietro le transenne mischiati a tutti noi tifosi é stato bellissimo; la “Zona Togo” quel giorno era una calamita!
Descrivere poi l’emozione di quella splendida curva, ammirata da lontano a fianco del presidente, al passaggio del nostro Quartiere al momento della sfilata é altrettanto impossibile, un tripudio di giallo-rosso, continuato dopo il tiro alla fune e dopo la consegna del Gonfalone fino al mattino. Che giornata, che domenica, che anno! Non lo dimenticherò mai…
Un grazie di cuore a tutti i ragazzi della “Zona Togo” che quel giorno mi hanno sopportato nell’”ingrato” compito di tenerli buoni, anche se avrei voluto fare esplodere tutte le loro emozioni e un particolare abbraccio ad Antonio, Alessandro, Davide, Emanuele, Ercole, Fabrizio (Fortuna), Federico C., Federico R., Lorenzo A., Lorenzo C., Massimo, Paolo, Riccardo e non ultimi Ettore, Fabrizio e la capo ultras. FORZA PONTE!
Lo spirito “di vino” del Ponte
Lo sapevamo. Era solo questione di tempo. Alla fine il tifone Timoteo si è abbattuto sul Gonfalone, e non solo. Sabato 19 agosto, sul far della sera, il pianto del neonato Antonio ha commosso la platea arpinate. Sabato 26 agosto, sempre sul far della sera, il rosso della cantina del Ponte ha deliziato passanti e giuria. E’ stato un anno fantastico, irrimediabilmente segnato da quello splendido dipinto che ora campeggia nella nostra sede. Ma ogni pontigiano sa che la nostra vittoria non è stata solo agonistica. Sono state le nostre radici e la nostra passione ad aver trionfato. Sandra e la sua squadra ci hanno regalato un piatto tipico da primo posto. Potremo mai ripagarti, Sandra, di tutti gli sforzi fatti?
Dopo aver stuzzicato il palato, è giunto il momento di sollevare i cuori, quando abbiamo fatto brillare le stelle del nostro quartiere. Instancabile, ingegnoso e rigoroso, Timoteo Martino ha atteso un anno di duro lavoro per regalarvi le sue scenografie e i suoi ricordi. Che fosse un bambino di città, oppure un povero contadino destinato a calzare le ciocie, il nascituro doveva passare per le tappe obbligate che i nostri ragazzi hanno riprodotto fedelmente, senza ironia, e con gioia vera. La disponibilità infinita di risorse e conoscenza di questo irreprensibile pontigiano hanno fatto di quei pochi metri quadrati, all’ombra di San Carlo, il teatro di una scena folkloristica da primo posto.
E adesso già fremiamo all’idea di conoscere il tema del prossimo spettacolo…
Poi, quando l’eco di quei festeggiamenti era ancora forte, siamo stati chiamati a soddisfare gusti molto raffinati. Sì, perché si chiama cantina del Ponte, ma il vino è di Timoteo! Quest’anno peraltro accompagnato da quello che potremmo definire un effetto speciale. E sotto il buon auspicio del drappo, che tutti gli avventori hanno avuto occasione di ammirare, il prezioso succo ha contribuito, come gli altri ottimi vini presenti, alla riuscita di questa bellissima manifestazione. Travolti dai successi agonistici, folkloristici ed enogastronimici, siamo oramai ebbri di ardore giallorosso, ma pienamente focalizzati sui futuri obiettivi.
Non possiamo che essere grati a Sandra e Timoteo per l’impegno ininterrotto nella causa pontigiana. Il loro operato è ispirazione per tutti noi a fare sempre meglio, e a fare del Quartiere Ponte il quartiere più bello che ci sia…
Evviva Antonio!
I giorni della riflessione
di Davide Palleschi
Dal 20 agosto di quest’anno qualcosa è cambiato.
Qualcosa di più importante di quello che si può vedere o toccare.
E’ scontato pensare ai tanti anni passati dall’ultimo Gonfalone giallorosso, ancora più banale pensare, almeno per me, agli ultimi dieci anni di Ponte, nei quali il coinvolgimento in prima persona si è fatto intenso e crescente.
Tanto lavoro, tanto impegno, tanto amore, ma risultati deludenti.
Il 20 agosto abbiamo vinto, ma non è questa la cosa “cambiata”.
Nell’aria sento una maggiore consapevolezza, sento allentarsi quella tensione malefica che si prova di fronte ad un tabù che non si riesce a sfatare, sento finalmente la convinzione che il fatalismo degli ultimi anni sia stato più una zavorra che un salvagente…
Il Ponte ha meritato di vincere il XXXVI Gonfalone.
Non l’ha meritato per tutto l’impegno ed il lavoro profuso negli anni passati, l’ha meritato per quello che è stato fatto dal Quartiere nell’ultimo anno. E’ venuto fuori quello spirito di squadra che c’è sempre stato, ma non è mai riuscito ad imporsi e ad emergere, e ha fatto da collante tra tutti: direttivo, contradaioli, allenatori ed atleti.
E’ fondamentale dire una cosa: non eravamo polli quando perdevamo, non siamo eroi nei giorni della vittoria.
Ci siamo sempre risollevati, andando avanti diritti per la nostra strada, quando la delusione era più grande della gioia, non dobbiamo esaltarci presuntuosamente ora.
Questo ci rende diversi da tutti gli altri, e unici.
Quello che non vorrei sentire cambiato è la fame.
La felicità per la vittoria non deve assopire la voglia di lottare. E’ stato difficilissimo portare a casa il Gonfalone, ma difenderlo sarà durissimo e servirà un gruppo motivato e pronto a farsi un culo così per confermarsi il migliore: insieme direttivo, contradaioli, allenatori ed atleti.
Quest’anno siamo stati i più forti, di testa e di gambe, confermando il cuore che abbiamo sempre messo in tutto quello che abbiamo fatto. La forza in più è venuta dall’amicizia: questo è cambiato nel tempo, ora siamo più uniti e la differenza si vede.
Credo che finalmente la mia generazione abbia dimostrato di poter fare un Gonfalone a modo suo, senza dover rincorrere i modi del passato. Se così è stato è anche grazie a chi quel passato l’ha condiviso, portando e non imponendo la sua esperienza, quell’esperienza maturata vivendo vittorie in prima persona. Il dialogo paga più della polemica.
Chiudiamo un pagina e ripartiamo con l’umiltà dei forti e diamoci un obiettivo: coinvolgere nel lavoro quotidiano tutti i contradaioli che la vittoria ha riportato al Ponte, quelli che per ora ho visto solo durante i festeggiamenti, ma il cui contributo servirebbe per dodici mesi l’anno…
Sono fiero di essere del Ponte.
Glorior Me Pro Ponte Esse.
Arrivederci Antonio!
di Marco Parravano
Oggi, proprio mentre passavo al Ponte, ho appreso con grande tristezza che l’amato contradaiolo Antonio Iafrate non è più con noi. C’ero anch’io sotto il balcone di casa sua lo scorso 20 agosto, quando, dopo i primi festeggiamenti, ci siamo ritrovati tutti insieme per renderlo partecipe della nostra incontenibile felicità. Avevamo riportato il Gonfalone al Ponte, è vero, ma in quel momento la cosa più bella ci sembrava aver regalato un istante di gioia ad un uomo malato. Di Antonio sappiamo che è stato un fedele sostenitore giallorosso, uno dei primi a fare dell’impegno per il quartiere più di un passatempo. A noi, ragazzi del Ponte, non rimarrà solo il suo saluto, nel pieno della notte, quando si è alzato dal suo letto per festeggiare insieme a noi. Come lui, tutti vorremmo mantenere fede al patto che abbiamo fatto con le nostre tradizioni e con i nostri amici, affinché il Ponte ed il Gonfalone siano un punto di riferimento per tutte le persone di buona volontà.
Porta questo Gonfalone con te, Antonio, e fallo vedere anche agli altri che non ci sono più. Noi invece ti porteremo sempre nel cuore, lì dove teniamo tutte le nostre bandiere giallorosse.
Buon viaggio…